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Lo Spirito di pellegrinaggio (Italiano)

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Lo Spirito di pellegrinaggio nella vita di S. Angela

Riceviamo ogni giorno, come un nuovo pellegrinaggio, ciò che dobbiamo operare per irradiare intorno a noi il bene e l’amore, la pace e la gioia.

Angela ha passato più di un anno della sua vita come pellegrina. Fra il 1516, l’anno del suo arrivo a Brescia, e il 1535, quello della fondazione della Compagnia, se n’è andata in pellegrinaggio un giorno su venti; questo fatto è indicativo dell’importanza che essa attribuiva a questi lunghi cammini con uno scopo spirituale.

Oggi i pellegrinaggi organizzati verso un centro di devozione hanno un successo crescente, ma non hanno alcuna somiglianza con i pellegrinaggi del Cinquecento. Questi erano molto scomodi e pericolosi. Scomodi, perché la gente percorreva molta strada a piedi o con una cavalcatura noleggiata, con l’incertezza dell’alloggio, talvolta lasciato alla buona o cattiva volontà del locandiere, il rischio di un cibo precario, di un clima capriccioso! Pericoloso, perché i briganti, per ottenere la borsa, lasciavano spesse volte le loro vittime morire sulla strada, dopo averle pugnalate o bastonate.

I viaggi per mare erano particolarmente pericolosi, a causa dei pirati e dell’armata turca, la quale, un anno dopo l’altro, assediava, poi riusciva a dominare il Mare Mediterraneo. Confiscava le navi con i loro carichi, dopo aver maltrattato, incarcerato, assassinato o fatto schiavi gli infelici marinai ed i passeggeri. Nell’anno 1522, Solimano Il Magnifico attraversò i Balcani e prese Belgrado. Nel medesimo anno espugnò e conquistò l’isola di Rodi, Lepanto, poi Durano in Albania. Rendeva molto pericoloso il commercio della Repubblica di Venezia.

Perché centinaia di cristiani, nonostante i pericoli, erano così attirati da un’avventura dalla quale molti non ritornavano a casa? Due aspetti caratterizzavano questi viaggi, quello della devozione e quello della penitenza. La devozione per i luoghi santi della Palestina, per le sante reliquie di Roma, per Compostela e altri luoghi santi, aveva un aspetto certamente attraente. Il pellegrinaggio con un gruppo più o meno numeroso rafforzava il legame comunitario e la fede ecclesiale. La prospettiva delle indulgenze da guadagnare, che avevano tanto peso nella vita religiosa del tempo, stimolava i più arditi a prendere la strada.

La penitenza era un altro motivo per intraprendere viaggi rischiosi. Per espiare i loro peccati, i grandi peccatori (come gli assassini o gli adulteri) ricevano talvolta la penitenza di fare un pellegrinaggio. Viaggiavano con lettere penitenziali che dovevano prestare all’autorità ecclesiale del luogo. Quelle lettere erano una specie di salvacondotto; per di più, al ritorno, i peccatori dovevano presentarle come prova che avevano compiuto tutte le loro obbligazioni di penitenza.

Avendo in mente questo contesto, considereremo i pellegrinaggi compiuti da S. Angela durante i suoi primi vent’anni di presenza a Brescia. Dopo, cercheremo di capire lo spirito con il quale li ha fatti. In terzo luogo, troveremo qualche conclusione sullo spirito mericiano del pellegrinaggio per noi oggi.

I. Angela pellegrina

Mantova (1522?)

Il primo pellegrinaggio di S. Angela avvenne parecchi anni dopo il suo arrivo a Brescia. Il Faino menziona l’anno 1522, ma non abbiamo trovato altri documenti a fondamento della sua affermazione. Mantova si trova a circa sessanta chilometri da Brescia, dunque a due o tre giorni di viaggio per quel tempo. Angela voleva venerare nella chiesa di S. Domenica a Mantova, la tomba di una donna santa, che aveva ricevuto il nome allegro di “Osanna”. Osanna Andreasi, nata l’anno 1449 da Nicolà Andreasi e Agnese Gonzaga, aveva ricevuto dal Signore ancora giovane doni spirituali straordinari. Divenuta terziaria domenicana, morì in concetto di santità nel mese di giugno del 1505. La sua tomba fu molto venerata per i miracoli avvenuti dopo la sua morte. Nell’anno 1514, il Papa Leone X aveva permesso ai sacerdoti di Mantova di celebrare pubblicamente la Santa Messa e l’Ufficio in suo onore.

Al ritorno da Mantova, Angela andò a Solferino, che si trova a circa dodici chilometri da Desenzano. Qui dimorava il Principe Luigi Gonzaga, signore di Castiglione, di Solferino e d’altre città vicine. Possiamo chiederci se fosse nipote o cugino della Beata Osanna. Questo signore duro, talvolta crudele, aveva sposato la dolce e virtuosa Caterina d’Anguisola. Un servo del Principe, amico o parente d’Angela, caduto in disgrazia, fu bandito e i suoi beni confiscati dal signore. Coraggiosamente Angela affrontò quell’uomo altero e duro. Lo supplicò con tanta grazia in favore del colpevole che il Principe si lasciò piegare ed Angela riuscì a farlo reintegrare al servizio del signore, che gli restituì tutti i suoi beni. Il Romano afferma che “la sua fama si spargeva nei circonvicini luoghi, talmente che ogni signore le concedeva quello che domandava”.

Terra Santa – 1524

Avendo il Romano già da qualche tempo manifestato il desiderio di recarsi in Terra Santa, Angela lo supplicò di accompagnarlo. Stabilirono insieme l’anno 1524, ma nella primavera ricevettero la notizia che nessuna nave di pellegrini sarebbe salpata per mancanza di sicurezza sul mare, infestato dall’armata turca. Tuttavia il Romano, passando per Venezia prima di giungere a Lanciano per i suoi affari, vide che la bandiera dei pellegrini, une croce rossa su sfondo bianco, sventolava sulla nave ancorata al porto. In fretta fece conoscere la notizia a S. Angela - “con fretta”, in pratica in sei o sette giornate di corrieri rapidi per i centosettanta chilometri che separano Venezia da Brescia!

Appena avvertita, Angela ritornò a Salò, a 25 chilometri da Brescia – ancora una giornata era passata – e con il suo cugino Bartolomeo de’ Bianchi iniziò un viaggio difficile.

Il tempo era burrascoso; grandi piogge avevano impantanato le strade. A Montebello la strada era sbarrata dall’Adige in piena. Il piccolo gruppo dovette attraversarlo su una passerella più che oscillante! Nonostante il ritardo causato dal brutto tempo, arrivarono a Venezia in tempo per aggiungersi ad una cinquantina di pellegrini per la processione del Corpus Domini, il 26 maggio di quell’anno.

La famosa processione aveva il suo rito: alla testa veniva il Doge, poi i “Signori” o governatori della città; seguivano gli ambasciatori. Ricordiamo che Venezia fu la prima ad inventare la rappresentanza diplomatica! Dopo venivano i pellegrini accompagnati fino alla nave. Sappiamo dal Sanudo, cronista ufficiale della città, che in quell’anno S. Girolamo Emiliani aveva preparato i piccoli orfanelli da lui raccolti a far parte della processione. Lo fecero seriamente e cantarono molto bene!

Il diario tenuto l’anno prima da un pellegrino svizzero, in compagnia di S. Ignazio di Loyola, descrive con umorismo l’imbarco. Enumera non soltanto i sacchi delle provvigioni e i barili di vino, ma anche le galline, i porci e i montoni! Tutto questo serraglio doveva assicurare ai passeggeri la carne fresca durante il viaggio.

I pellegrini dovettero aspettare un vento favorevole prima di uscire dal porto di Venezia. Arrivati al primo scalo, a Canea, nel nord-est dell’isola di Creta, il Romano narra che Angela perse quasi totalmente la vista. La maggior parte dei suoi biografi attribuì quella cecità temporanea ad una causa naturale: spesso i viaggiatori soffrivano in tal modo per l’intensità della luce sull’acqua. Angela, da parte sua, continuò coraggiosamente il pellegrinaggio, aiutata dai suoi compagni. Giunta al Monte Calvario, rimase per lungo tempo in preghiera. La meditazione dei misteri della vita di Cristo l’ha profondamente impressionata, specialmente quelli della sua Passione. Abbiamo visto che ha fatto dipingere nell’oratorio d’Isabetta Prato scene della vita e della Passione di Cristo. Sappiamo quante volte ricorda nei suoi scritti la Passione, e il Sangue di Gesù, offerto per la nostra salvezza.

Il viaggio di ritorno, narrato dal Romano, non fu senza pericoli. Giunto a Rama, oggi Er-Ram, a nord di Gerusalemme, il gruppo dovette nascondersi per una settimana, per sfuggire ai Mussulmani armati, pronti a spogliare e poi incarcerare i pellegrini cristiani. A Giaffa s’imbarcarono; la nave sostò a Cipro, per caricare barili di vino moscato, la «malvasia» dell’epoca. Poi navigarono fino a Creta. Sembra che Angela abbia ricuperata pian piano la vista normale, perché di ritorno a Brescia, vedeva normalmente.

Appena uscita dal porto di Creta, la nave fu preda di una tempesta durata nove giorni. Per salvarla l’equipaggio gettò in mare l’artiglieria, le munizioni ed anche i barili di vino! I venti furiosi la spinsero fino alla rive del Nord-Africa, oggi Tunisia. Lo scalo fu breve, per timore di vedersi fatti prigionieri dei Mussulmani. Finalmente la nave raggiunse l’Adriatico fino a Durano… dove si trovava l’armata turca.

I Turchi visitarono la nave, interrogarono il capitano e lo lasciarono andare… ma con il segreto intento di raggiungerlo dopo pochi passi. Però all’uscita dal porto un vento potente spinse la nave più rapidamente delle galere del nemico, in modo che i pellegrini arrivarono senza problema a Cittanuova o Novigrad, nell’attuale Croazia, città sotto la protezione della Serenissima.

Quando toccò terra a Venezia, il 4 novembre 1524, Angela si trovava arricchita della civiltà greca, mussulmana, africana, slava ed anche fiamminga, per i 43 pellegrini provenienti dalle Fiandre sulla nave del ritorno!

Il gruppo rimase circa due settimane a Venezia per riposarsi e rifarsi delle fatiche e delle paure del viaggio. Angela, come terziaria francescana, si era fermata in un monastero di Clarisse, detto del “Santo Sepolcro”. Aspirava al silenzio ed al raccoglimento. Ma la sua tranquillità – e quella delle suore – non durò a lungo. Riceveva l’assalto di visitatori, gente della nobiltà e della Chiesa, venuti per vedere la donna santa ritornata salva da un viaggio tanto pericoloso. Si capisce quanto incomodo abbiano causato tutte quelle visite alle Suore nel loro Monastero. Angela accettò quindi l’invito di alloggiare in luoghi meno raccolti, cioè all’Ospedale degli Incurabili presso la Chiesa dello Spirito Santo.

Come tutti gli ospedali del tempo, questo riservava parecchie stanze par accogliere i pellegrini poveri. Nell’anno 1524 l’ospedale era costituito da case di pietra o di legno acquistate recentemente dai Governatori della Città. A questo punto, i nobili visitatori invitarono Angela a rimanere a Venezia per il bene generale dei Luoghi Pii. Ma la Madre sapeva che Dio aveva altri piani, e uscì da Venezia la sera stessa. I pellegrini arrivarono a Brescia il 25 novembre, festa di S. Caterina, festa scelta in seguito da Angela per l’impegno definitivo delle prime Vergini della Compagnia. Il viaggio era durato circa cinque mesi e due settimane.

Roma – 1525

Secondo la testimonianza del Romano, Angela andò a Roma per “venerare le Sante Reliquie”. Fu probabilmente nel 1525, per l’Anno Santo. Le reliquie esposte per la devozione dei pellegrini non erano soltanto quelle degli apostoli Pietro e Paolo e quelle dei martiri venerati nelle Chiese di Roma, ma anche le vestigia della Passione di Cristo: la colonna della flagellazione, frammenti della Santa Croce e quella più importante, il “velo della Veronica”, quello che – dicevano – riproduceva il volto di Cristo. Di fatto, era una pittura del 2° o 3° secolo, copia del Volto che vediamo oggi impresso sulla Santa Sindone.

Durante i giubilei, migliaia di pellegrini scendevano a Roma. Sappiamo che per la prima volta a Roma, nel tredicesimo secolo, le autorità della città decisero di stabilire due vie opposte nella stessa strada: dopo gravi incidenti causati dai pellegrinaggi troppo affollati sul ponte S. Angelo, fu deciso che i pellegrini che si recavano a S. Pietro dovevano prendere la destra, e quelli che ritornavano la sinistra. In mezzo al ponte, piccole bottegucce separavano le due parti.

Per guadagnare le indulgenze dell’Anno Santo, i Romani dovevano visitare ogni giorno a piedi le quattro Basiliche: S. Pietro, Santa Maria Maggiore, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo – e questo per un mese intero. I pellegrini venuti dall’Italia lo facevano per due settimane, e quelli venuti da fuori dell’Italia, per una settimana. Nell’anno 1525, il numero dei pellegrini era molto diminuito, per timore della peste in quel tempo segnalata nella Città Eterna, ma anche per l’indebolimento della fede in seguito alla ribellione di Lutero.

Durante le sue visite alle basiliche, Angela incontrò un sacerdote che aveva fatto lo stesso pellegrinaggio in Terra Santa: Pietro della Puglia, Cameriere del Papa regnante, Clemente VII. Pietro la condusse ai piedi del Papa, che la pregò di rimanere a Roma per il bene dei Luoghi Pii della città. Di nuovo Angela declinò l’invito, perché la sua missione, ricevuta dal Signore, l’attendeva altrove.

Varallo – 1528

Poco tempo dopo l’incontro con Francesco Sforza, probabilmente nell’anno 1528, Angela fece il suo primo pellegrinaggio a Varallo, “il Sacro Monte”, nel Nord-Ovest dell’Italia, vicino al Monte Rosa. In quel luogo un francescano, Bernardino Caimi, dopo lunghi anni trascorsi in Terra Santa, aveva tentato di far costruire sul monte riproduzioni dei Luoghi Santi. Nel suo primo viaggio Angela aveva già potuto contemplare cappelle dedicate ai misteri dell’infanzia e della passione di Cristo. Bramava ardentemente vedere almeno la riproduzione dei luoghi che la sua cecità le aveva impedito di vedere in Palestina.

Secondo il Romano, sulla strada del ritorno Angela incontrò di nuovo Francesco Sforza; anche lui ripeté la domanda già udita a Venezia e poi a Roma, di rimanere nel suo paese. Di nuovo Angela rifiutò l’invito, perché Dio la chiamava a Brescia.

Varallo – 1532

Finalmente verso l’anno 1532, con Agostino Gallo, la sorella di questi e parecchie altre persone devote, Angela ritornò a Varallo. È stata avanzata l’ipotesi che le altre persone fossero probabilmente futuri membri della Compagnia di S. Orsola. Questo fu l’ultimo pellegrinaggio di S. Angela. Le costruzioni viste quattro anni prima erano terminate ed ornate di statue di grandezza naturale. Ciascuna di quelle cappelle presentava un insegnamento vivente della vita di Cristo.

Tali furono i cinque pellegrinaggi compiuti da Angela. Nonostante la loro diversità di luogo, di tempo, di scopo, troviamo un tema che può aiutarci a capire ciò che Angela ha vissuto interiormente in quei viaggi faticosi e austeri.

Esaminando l’aspetto spirituale dei cinque pellegrinaggi, mi sembra che si possano dedurre quattro tappe nella crescita della fede:

1° La fede si trasmette attraverso la testimonianza.
2° La fede si fonda sulla vita e le parole di Gesù Cristo.
3° La fede è autenticata dalla Chiesa.
4° La fede cresce nella preghiera e nella valutazione della vita quotidiana.

II. Lo spirito dei pellegrinaggi di S. Angela

1° La fede si trasmette attraverso la testimonianza

Talvolta, ed in maniera eccezionale, Dio agisce direttamente nella vita, ma abitualmente il cristiano ha, prima di tutto, contatti con testimoni della fede, che trasmettono la loro esperienza del Dio vivente, la loro fede, le loro convinzioni, la loro sapienza di vita. Sono i cristiani attorno a noi che ci hanno educato alla fede: genitori, maestri di scuola, gente impegnata nella vita parrocchiale, nei diversi movimenti, nella vita professionale, civica o sociale. Sono i santi che, con il loro esempio, incoraggiano a rafforzare la nostra fede ed il nostro impegno nella vita cristiana.

Il pellegrinaggio d’Angela alla tomba d’Osanna Andreasi l’ha messa in contatto con il ricordo di una donna straordinaria del Rinascimento. Nata a Mantova, in una famiglia nobile, favorita da doni intellettuali e spirituali precoci, la giovane Osanna, allora sui 15 anni, rifiutò tutti i pretendenti brillanti che si presentavano per prendere l’abito di Terziaria di S. Domenico. Così ha voluto dimostrare pubblicamente la sua adesione a Cristo. Come donna matura, d’alta cultura, conosciuta per il suo fervore, si è vista affidare l’educazione dei giovani principi alla corte di Mantova. La sua unione con Cristo, l’ha vissuta in una vita mistica autentica. Vide il Signore darle un anello, che sentiva fisicamente, per significare che era per Lui una vera sposa nello spirito. Si unì particolarmente alle sofferenze della sua passione, ricevette le stigmate, sentì nella sua carne il dolore della corona di spine e del colpo di lancia che trafisse il cuore del Signore. Morì a 56 anni; la sua tomba, luogo di numerosi miracoli, divenne immediatamente una meta di culto popolare.

Quando Angela compì questo pellegrinaggio, aveva ancora 20 anni da vivere. La vita della beata Osanna l’ha incoraggiata, rafforzata nelle sue intime aspirazioni: essere la sposa di Cristo, vivere una vita consacrata nel mondo, irradiare la sua fede attorno a sé, unirsi ai misteri della vita di Cristo, particolarmente a quelli della sua passione. Un amore speciale per il Cristo sofferente caratterizza queste due donne. Perché la devozione alla Passione è meno divulgata oggi nel popolo cristiano? Quando consideriamo la storia della Chiesa ci rendiamo conto che i tempi di sofferenza ricordano che il Figlio di Dio è venuto ad assumere tutta la condizione umana, i nostri limiti, la nostra sofferenza. Cristo si avvicina a colui che soffre, l’aiuta a portare la sua croce. Allo stesso tempo, le sue sofferenze rivelano il suo amore immenso: si è dato fino alla fine, fino al dono della sua vita. L’epoca di S. Angela fu un tempo di sofferenza, in cui la passione di Cristo stimolava la devozione e il fervore dei cristiani.

2° La fede si fonda sulla vita e le parole di Gesù Cristo

Due anni dopo il pellegrinaggio a Mantova, Angela intraprende il viaggio per la Terra Santa. Agli incomodi del viaggio si aggiunge la cecità, con tutte le forme di dipendenza che ne derivano; vivendo un giorno dopo l’altro questo spogliamento, Angela sperimenta più intensamente la sua unione con Cristo. Accompagnata nei luoghi tanto ricchi di ricordi del Signore, la Madre contempla la sua vita nascosta, la vita pubblica, la passione. Confessò ad Agostino Gallo di aver vissuto profondamente nella sua anima quei misteri: “Sempre li vide con gli occhi interiori, come se l’avesse veduti con l’esteriori”.

Il fervore della Santa non è rimasto inosservato. Un vecchio testo spagnolo, scritto da Ivan De Calahorra, dice che un’altra serva di Dio, nel medesimo tempo in Gerusalemme illustrò grandemente il monastero delle monache Terziarie del Monte Sion, chiamata Sr. Angela da Desenzano, la quale, accesa d’amore di Dio, pellegrinò con gran fede e devotione a visitare li Santi Luoghi, né’ quali sparse gran copia di lacrime, adorando e meditando li misteri tanto soprani che operò in quelli il Redentore del mondo.

Il suo fervore raggiunse il culmine sul Monte Calvario. Angela si unì tanto intimamente al Cristo sofferente, che, secondo Nazari, rimase in ginocchio per parecchie ore, piangendo, pregando con tanta intensità che nessuno osava interromperla. Il Signore, per i meriti della sua passione, aveva concesso a S. Angela le grazie per essere la fondatrice, per formare, guidare e incoraggiare quelle che il Signore avrebbe affidato alla sua cura, come spose di Gesù.

Al ritorno, trovandosi a Venezia, Angela, secondo il Romano, ha colpito i nobili della Signoria con la sua “scientia e santimonia”, essendo “ardente nell’amore del Signore”. Ricevendo la richiesta di rimanere a Venezia, Angela non esita. Si trova però di fronte ad un bene immediato, sicuro, quello di animatrice spirituale nei Luoghi Pii. Sappiamo che i governatori di Venezia avevano sollecitato dal Papa Clemente VII l’autorizzazione ad invitare due religiosi e due monache per assicurare nell’ospedale una specie di azione pastorale fra gli ammalati. Angela sembrava la persona adatta. (Parecchi anni dopo, un certo Francesco Saverio, della Compagnia di Gesù, riceverà questa responsabilità). Di fronte a un bene immediato e sicuro, Angela intravede un altro bene nel futuro, ancora imprecisato. Ma per Angela non importa l’immediato; ciò che vuole è la realizzazione del piano di Dio sulla sua vita. Senza esitare, la madre rifiuta questa responsabilità. L’anno seguente Angela, a Roma, riceverà dalla Chiesa, nella persona del Papa, la conferma della sua vocazione.

3° La fede è autenticata dalla Chiesa

Angela, dunque, va a Roma per “venerare le Sante Reliquie”. La sua decisione non manca di audacia, perché la Chiesa è contestata, il culto dei santi deriso, la venerazione delle reliquie screditata. Ma Angela cerca di confermare la sua fede nella Chiesa, Corpo di Cristo, la sua fede nel Papa, il legittimo successore di Pietro. Non separa il Cristo dal suo Corpo che è la Chiesa. Si ricorda, come scriveva S. Paolo, che “il Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”.

Forte della sua fede, inizia un lungo viaggio pericoloso per la presenza di soldati armati di eserciti diversi. Abbiamo visto come Angela fu introdotta alla presenza del Papa. Quello che importa per noi, più che l’invito di rimanere a Roma, è la risposta data da Angela. Crede nella missione di Pietro; è venuta ad onorarlo malgrado tutte le contestazioni. Angela, rafforzata nella coscienza della sua missione, non esita a farla conoscere al Santo Padre e declina l’invito. Clemente VII non è indignato per questo rifiuto; riconosce l’azione di Dio in Angela. Quest’udienza diede alla Madre la possibilità, secondo il Nazari, di ricevere gli incoraggiamenti e la benedizione di Pietro. La sua missione si è radicata nell’amore di Cristo con la benedizione della Chiesa.

La vita di Angela dopo questi pellegrinaggi importanti è fatta di attività diverse che hanno suscitato l’ammirazione dei suoi contemporanei: aveva il dono di spiegare la Sacra Scrittura, di leggere e capire il latino (così poteva conoscere meglio la dottrina dei Padri della Chiesa), il dono di leggere nelle anime, di convertire i cuori, di pacificare i nemici, di consigliare altri, e, sopratutto, il dono di guidare spiritualmente quelli che venivano a trovarla per sapere come pregare, come ricevere i sacramenti e, finalmente, il dono di attirare ad una nuova forma di vita donne di tutti i livelli della società.

Dopo i suoi pellegrinaggi, Angela vive simultaneamente una contemplazione intensa ed un’attività traboccante. Accoglie numerosi visitatori, legge molto, consiglia i piccoli e i grandi, i ricchi e i poveri. È possibile che abbia sentito il bisogno di una sosta, che abbia desiderato considerare davanti al Signore che cosa egli attendeva dalla sua vita. Parecchie settimane di ritiro dalla vita quotidiana, le troviamo nei suoi due pellegrinaggi a Varallo. Questi c’introducono alla quarta tappa nello sviluppo della fede: quella di approfondire i doni ricevuti, per vivere più intensamente la vita di ogni giorno.

4° La fede cresce nella preghiera e nella valutazione della vita quotidiana

Il primo viaggio a Varallo, verso il 1528, diede alla Madre la possibilità di rivivere i misteri della vita di Cristo, in una lunga preparazione di almeno otto giorni, la durata del viaggio fra Brescia e il “Sacro Monte”. Arrivata a Varallo, ha potuto contemplare come desiderava le cappelle che le facevano ricordare le grazie ricevute in Terra Santa, grazie d’unione con Cristo, con la conferma interiore del piano di Dio sulla sua vita. Angela ritornò rassicurata e confortata, piena di fiducia.

Questa fiducia, niente potrà farla crollare, né la fuga angosciata da Brescia a Cremona, né l’attività intensa, né la malattia durante la quale ha visto la morte da vicino.

Al ritorno da Varallo Angela ebbe la possibilità, per tutta una settimana di viaggio, di meditare durante lunghe ore di preghiera. Ma prima di ritornare a Brescia, Angela fece un giro per incontrare di nuovo Francesco Sforza; anche lui la invita a rimanere nel suo paese per il bene di tutti. Ancora una volta, nonostante tutto l’affetto spirituale che la lega al Principe, Angela non accetta quest’onore. Ogni rifiuto rafforza nella sua anima la coscienza della sua missione. Per essere fedele a questa, non esita a sacrificare la stima e gli onori dei potenti di questo mondo.

Se è vero che nella visita a Varallo nel 1532 Angela fu accompagnata da parecchie future compagne, potremmo considerare l’importanza per Angela di abbandonare nelle mani di Cristo l’opera che sta preparando, di affidare al suo amore quelle donne che volevano, come lei, impegnare tutta la loro vita per lo Sposo divino.

Nell’ultima cappella, quella della sepoltura del Signore, si può vedere ancor oggi un affresco, in cui il pittore ha voluto dipingere Angela che piange con le donne del Vangelo sulle sofferenze di Cristo, prova che la sua preghiera aveva colpito anche i suoi contemporanei. In cima al monte Varallo si trova una grande statua del Cristo risorto. Non è la Risurrezione il punto centrale della nostra fede, la giustificazione della vita e della passione di Cristo? “Non era necessario forse che il Cristo patisse tutto questo e entrasse così nella sua gloria?”, diceva il Signore ai discepoli di Emmaus (Lc 24, 26).
Il secondo pellegrinaggio a Varallo è come una rinnovazione delle grazie ricevute in Terra Santa. Vivere con Gesù con fede e amore gli avvenimenti della sua vita sulla terra, supplicarlo con tutta la speranza del suo cuore di benedire la fondazione, che è la Sua: ecco il suo scopo. Adesso, Angela lascia tutto nelle mani di Gesù Cristo, il presente ed il futuro, il “come” della fondazione, le sue sorelle “nel sangue di Cristo”, i peccatori e il mondo intero. Ora Angela potrà cominciare a scrivere la Regola e formare i futuri membri della Compagnia. La grazia di tutta la sua vita darà il suo frutto.

Questa era la testimonianza di S. Angela pellegrina nel Cinquecento. Oggi noi tutti siamo in pellegrinaggio. Oggi abbiamo bisogno di tutta la nostra fede per compiere la nostra missione nella famiglie, nella vita professionale e cristiana. Forse Angela ha lasciato per noi qualche parola. Forse può aiutarci ad accettare il piano di Dio sulla nostra vita, a crescere come lei, nell’amore per Dio e per il prossimo. Nel nostro terzo punto cercheremo nei suoi scritti uno spirito di pellegrinaggio capace di guidare la nostra vita.

III. Lo spirito di pelleggrinagio nella vita quotidiana

Quando Angela dettava la Regola, i Ricordi, il Testamento al Cozzano, sembra che la sua parola sia stata “colorata” dall’esperienza dei pellegrinaggi: di quelli biblici, quando il camino verso Gerusalemme faceva parte della tradizione giudaica, per esempio nei Salmi, o dei suoi propri pellegrinaggi che hanno avuto un gran peso nella sua vita; forse un po’ di entrambi.

Angela non nasconde la realtà: la nostra vita, come il pellegrinaggio ai suoi tempi, è cosparsa di pericoli e di fatiche.

Dappertutto ci sono pericoli e varie insidie e lacci diabolici (Reg. 3, 7), dice nella sua Regola; inoltre quanto più un’impresa ha valore, tanto più fatica e pericolo comporta (Reg. Prol. 18). Ma questo non deve scoraggiarci, né spaventarci. Andiamo avanti, perché non solo supereremo facilmente tutti i pericoli e le avversità, ma li vinceremo anche con grande gloria e gaudio nostro (Reg. Prol. 25). Penso alla gioia che si riflette su tutti i volti dopo un pellegrinaggio o una difficoltà vissuta insieme. Allora quanto ci sentiamo riconfortati e incoraggiati!

Ma prima abbiamo bisogno di sforzi e di perseveranza.

Occorre che cerchiate e vogliate tutti quei mezzi e quelle vie che sono necessarie per perseverare e progredire fino alla fine (Reg. Prol. 10). Perseverare… progredire… sono verbi che sottintendono un cammino lungo e faticoso. Però non basta, infatti, incominciare se non si avrà anche perseverato… chi avrà perseverato fino alla fine, quello sarà salvo (Reg. Prol. 11).

Allora, Angela ci dice: Fate, movetevi, credete, sforzatevi…(Ric. Prol. 17). E qualunque cosa accada ci domanda di perseverare costantemente fino alla fine (Leg. Prol. 22), di perseverare fedelmente e con allegrezza nell’opera incominciata (Leg. Ult. 22).

Il vantaggio del pellegrinaggio organizzato si trova in tutta la somma di aiuto reciproco, di conforto e di gioia che ci scambiamo insieme. Similmente è vero che nella nostra vita di ogni giorno i membri della famiglia, gli amici, i colleghi aspettano da noi, e noi da loro, quella parola semplice che suscita lo slancio, fa sorgere la gioia. Sappiamo quanto i piccoli incoraggiamenti ci aiutino per affrontare le inevitabili difficoltà del cammino quotidiano.

La parola di S. Angela ci stimola ad avanzare, a progredire. Presenta alle sue figlie la via lungo la quale dovranno camminare… (Reg.Prol. 24)

Raccomanda di andare prestamente, non indugiando, né fermandosi qua e là… (Reg. 3, 6).

Sa che la nostra vita è fatta di ombra e di luce, di tristezza e di gioia che si alternano: Anche se, alle volte, avranno qualche tribolazione o affanno, tuttavia passeranno presto e si volgeranno in allegrezza e gaudio (Ric. 5, 29). Ed ancora, ogni nostro dolore o tristezza si volgeranno in gaudio ed in allegrezza, e troveremo le strade, per sé spinose e sassose, per noi fiorite e lastricate di finissimo oro (Reg. Prol. 27).

Tuttavia Angela è perfettamente consapevole che l’incostanza, lo scoraggiamento ci minacciano, che abbiamo i nostri momenti alti e bassi. Per questo motivo chiede che domandiamo al Signore di rendere sicuri i nostri affetti e i nostri sensi, così che non deviino né a destra né a sinistra (Reg. 5, 5-18). Afferma che quando si cammina per la via buona e gradita a Dio non possiamo fare altra cosa che amarci ed andar d’accordo insieme (Leg. 10, 12).

Ogni pellegrino, ogni viaggiatore, arricchito dalla sua esperienza, desidera fortemente ritrovare i suoi cari, ritornare a casa. Angela ci ricorda il fine ultimo del nostro pellegrinaggio terreno, la vera Patria celeste.

Comportiamoci così virilmente che anche noi, come Santa Giuditta, troncata coraggiosamente la testa di Oloferne, cioè del diavolo, possiamo ritornare gloriosamente in patria (Reg. Prol. 30). D’altronde aggiunge: Il patire di questo mondo è un niente di fronte a quei beni che ci sono in paradiso (Ric.5, 30).

Incoraggiati da questi pensieri, fondamentali per la nostra fede, siamo stimolati dalle parole di S. Angela. Dite loro che desiderino vedermi non in terra, ma in cielo, dove è il nostro amore (Ric. 5, 41). Queste parole sono come un’eco della promessa di Gesù Cristo: E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, verrò di nuovo a prendervi con me, affinché dove sono io, siate anche voi (Gv. 14, 3).

Dunque quanto hanno da rallegrarsi e far festa perché in cielo a tutte, una per una, è preparata una nuova corona di gloria e di allegrezza (Ric. 5, 25); in cielo, dove il nostro dolce e benigno Gesù ci aspetta per condurci alla gloria celeste (Reg. 11, 35-36).

Concludiamo: Angela riafferma che durante tutto il nostro pellegrinaggio terreno Dio è con noi e aspetta la nostra fede e la nostra fiducia, sostenendoci, purché restiamo fedeli al suo amore
Avendovi affidato tale impresa (l’impresa della nostra responsabilità domestica, professionale, sociale), vi darà anche le forze per poterla eseguire, purché non si manchi da parte vostra (Ric. Prol. 16). Allora, guardatevi, guardatevi dico, dal perdere il fervore (Leg. Ult. 23). Allora senza dubbio vedrete cose mirabili, dirigendo tutto a lode e gloria della sua maestà e al bene delle anime (Ric. Prol. 18).

Dunque, bisogna con una viva e salda fede, ricevere da Lui ciò che dovete operare per amor suo (Leg. Prol. 23). Di fatto, la nostra vita quotidiana è un tessuto in cui si intrecciano tanti fili variegati e spesse volte imprevisti, tessuto che rappresenta la nostra vita, la nostra missione, la nostra opera. Riceviamo da lui oggi, come un nuovo giorno di pellegrinaggio, ciò che dobbiamo operare per irradiare intorno a noi il bene e l’amore, la pace e la gioia. Preghiamo affinché l’esempio e le parole di Angela ci aiutino a camminare sulla strada del 21° secolo.

Domande :

1° Mi rendo conto che ogni giorno della mia vita è destinato ad avvicinarmi a Dio, passo dopo passo?

2° Quali grazie ho ricevuto dai pellegrinaggi ai quali ho potuto partecipare? Sul piano umano? Sul piano della mia fede?

3° Che cosa faccio, che cosa potrei fare, perché l’Anno Santo del 2000 sia per me e per tutta la mia famiglia un tempo forte di presenza a Dio, a coloro che mi circondano, alla Parrocchia?

Spirito di pellegrinagio


Marie Seynaeve, osu

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