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Itinerario verso il Padre (italiano)

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In ogni periodo della sua vita S. Angela Merici si abbandona
con fede alla Provvidenza del Padre.

Preparando il Grande Giubileo dell’anno 2000, la Chiesa propone ai cristiani di pregare particolarmente il Padre, « sorgente di ogni bene » e soprattutto di quel bene inaudito che è il dono del suo Figlio Gesù per salvare il mondo. Riconoscendo quello che rappresenta il Padre per noi, siamo invitati ad un immenso canto di gratitudine. Quando esaminiamo le diverse tappe della nostra vita, per quanto difficile ed oscure fossero in certi momenti, ci rendiamo conto che ad ogni svolta il Padre è stato presente. Per aiutarci a scoprire quanto il Padre è stato la nostra Provvidenza, ci rivolgeremo a Sant’Angela. Prima, vedremo come ha vissuto nella fiducia in Dio solo e nella sua benevola ed ineffabile provvidenza (Reg. 10, 13). Interrogheremo poi i suoi scritti, affinché il suo insegnamento ci faccia accogliere la luce che ha guidato la sua vita.

I.Angela si abbandonna alla Providenza del Padre in tutte le tappe della sua vita.

Giovinezza a Desenzano

Dopo aver conosciuto nella sua infanzia e adolescenza la gioia semplice e felice di una famiglia unita nell’amore e l’aiuto reciproco nel lavoro quotidiano nei campi, Angela, lo sappiamo, affrontò parecchi lutti che cambiarono il corso della sua esistenza.

Angela ha molto sofferto per la morte della sua sorella maggiore, ma istintivamente trovava un appoggio presso Dio, e si rivolge à Lui nella preghiera. Dio solo poteva consolarla e darle la sicurezza che la sua fede cercava, quella di sapere con certezza se sua sorella era con Lui in cielo. Dio ha risposto a questa preghiera. Sembra che Angela, per una grazia spirituale eccezionale, abbia visto la sorella tutta felice e trionfante (Romano) che l’incoraggiava nel suo cammino di preghiera e di rinunzia.

Adolescente e giovane adulta a Salò

Tutto cambia alla morte dei suoi genitori. La famiglia è distrutta, i fratelli più anziani probabilmente mandati qua e là, essendo già nell’età di lavorare. Angela è stata adottata dallo zio a Salò. Non troviamo qui una visione rassicurante, ma l’umile realtà che noi tutti dobbiamo affrontare. La partenza per la vita eterna di quelli che amiamo lascia un vuoto che la nostra fede è chiamata a colmare. Sembra che Angela non abbia vissuto diversamente il suo lutto. Questo era il primo gran passo di abbandono alla Provvidenza del Padre, un passo difficile dal punto di vista umano.

Come ha reagito Angela? Con la sua personalità forte, appoggiata ad una fede solida. Secondo le sue parole, si metteva semplicemente al servizio della famiglia che l’accoglieva, aiutando a fare il pane, ad attingere l’acqua alla fontana, a fare il bucato.

Ma il futuro di Angela? Di fronte al problema del suo avvenire, Angela ha fatto una scelta: non si sentiva chiamata né al matrimonio né alla vita religiosa in clausura. D’altronde, né a Desenzano né a Salò si conosceva un monastero di monache. Come San Francesco d’Assisi, Angela farà un gesto di abbandono al Padre. Noi ricordiamo come Francesco, davanti al Vescovo di Assisi, abbia lasciato tutte le sue vesti al padre. Con quest’atto simbolico, ha scelto une povertà radicale, une dipendenza totale da Colui che nutre gli uccelli del cielo e che veste i fiori del campo.

Da questo momento, Angela vivrà effettivamente povera, nel cibo, nei mobili, nel vestito. La sua sola ricchezza si trova nel suo Creatore e Padre che sa, Lui, che ha bisogno di tutte queste cose (Reg. 10, 15). Sa che mai sarà abbandonata nelle sue necessità. Dio provvederà mirabilmente (Ric. 5, 31).

Oggi, il futuro è insicuro. Viviamo il rischio di perdere il lavoro, la difficoltà di trovare o di ritrovare un lavoro. Sono circostanze drammatiche nelle quali la nostra fiducia in Dio, Padre e Provvidenza, è molto provata. La nostra civiltà non ci limita, come al tempo di Sant’Angela a sopravvivere. I nostri bisogni sono decuplicati. La scelta della povertà fatta da Angela, che si affida totalmente alla Provvidenza divina, può essere per noi una luce ed un conforto quando viviamo circostanze difficili dal punto di vista materiale.

Ritorno a Desenzano

Secondo i suoi biografi, poco tempo dopo il suo ritorno a Desenzano, Angela ha ricevuto da Dio la visione della sua missione: fondare una Compagnia di Vergini, la quale doveva estendersi. Per questa piccola contadina senza appoggi, senza cultura, senza mezzi materiali, quale sfida credere nella Provvidenza di Dio, credere che Lui farà tutto per concretizzare un disegno che era unicamente il Suo! Sembra che Angela parlasse volentieri di questa visione della sua giovinezza, per provare agli altri che non era un’impresa personale, ma un’opera del Padre: è Lui che l’ha preparata, orientata, “piantata”, questa Compagnia.

L’abbandono nell’attesa è durato quarant’anni, quarant’anni di fiducia, di docilità, di adesione alla volontà di Dio, talvolta nelle circostanze sorprendenti della vita. Angela, nella sua povertà e semplicità, aveva ricevuto dal Padre la rivelazione dei suoi segreti, fatta ai piccoli e ai poveri. Mai sarà abbandonata.

Oggi, nella nostra cultura del “tutto immediatamente”, l’esempio di Angela ci incita ad una lunga pazienza di fronte alle difficoltà che non possiamo cambiare. Allora la nostra sola risorsa è aspettare: aspettare nella preghiera, nella pazienza, perché il Padre sa, Lui, quali sono le nostre necessità.

L’arrivo a Brescia

Angela ha dovuto agire in circostanze totalmente nuove. Secondo le chiamate e i bisogni, rispondeva disponibile, confidando nella bontà del Padre che ama gli interlocutori di Angela e che vuole il loro bene. La Madre è chiamata a consolare una donna che ha perso tutto: il marito e i figli durante la guerra, a supplicare presso un Principe per un amico disgraziato, a far fare la pace a due nemici più pronti alle armi che al dialogo, a incoraggiare un capo di Stato scacciato dal proprio paese, a pacificare le famiglie, a consigliare quelli che cercavano l’orientamento della propria vita, a dare anche il suo parere sulla maniera di fare testamento.

Niente preparava la contadina di Desenzano a queste missioni delicate e difficili. Di fronte all’inaspettato di Dio, Angela doveva dire di sì, come lo ha ripetuto durante tutta la sua vita:

Essendogli piaciuto, nella sua infinita bontà, adoperare me come suo strumento per una tale e tanta sua opera, benché io, dal canto mio, fossi insufficientissima ed inutilissima serva, mi ha anche dato e concesso, secondo la sua solita bontà tale grazia e tal dono… (Leg. Pro. 6-8).

Poiché Dio l’aveva scelta, Dio le avrebbe dato la grazia di fare la sua volontà. Queste parole sono tanto vicine a quelle di Cristo, che dice: “Niente faccio da me, ma parlo come mi ha insegnato il Padre” (Gv 8, 28). “Non sono venuto da me stesso, ma Egli mi ha mandato” (Gv 8, 42). “Bisogna che io compia le opere di Colui che mi ha mandato” (Gv 9, 4).

Oggi, nella nostra società, quanti sono gli avvenimenti inaspettati ed imprevisti! Soltanto un atto di fede nel Padre, “che dirige tutto con amore”, lascia emergere il filo della trama della nostra vita, quella della Sua volontà. Alludo alle numerose circostanze in cui siamo obbligati a cambiare mestiere. Un ingegnere in agronomia. Ha cominciato a lavorare in Africa come responsabile di una mandria di 500 buoi. Di ritorno nel Belgio, per sposarsi, ha trovato un posto di riparatore di macchine agricole, poi come venditore di queste. Dopo ha lavorato come verificatore di grani per l’esportazione, poi come direttore di un panificio industriale. Dopo un anno senza lavoro, ha trovato il posto di responsabile di una fabbrica di gelati esotici. Finalmente, adesso è ispettore di prodotti biologi. Perché ha cambiato tante volte lavoro nel giro di dodici anni? Perché queste diverse industrie hanno conosciuto il fallimento, o hanno dovuto licenziare gli operai più giovani. Con i suoi quattro figli ha dovuto spesse volte pregare con fiducia la Provvidenza di Dio. Così una sfida dei nostri tempi è di avere l’audacia di conservare la fiducia nella Provvidenza del Padre, anche nei momenti difficili.

I Pellegrinaggi

Angela ha conservata la serenità nei pellegrinaggi, nonostante la sua cecità, i pericoli dei musulmani armati, la tempesta, la peste. Al suo posto, noi avremmo detto: “Ma Signore, che cosa pensi? E la mia missione? E la fondazione? E il pellegrinaggio, adesso?” Ma Angela prosegue tranquillamente il suo cammino. Non ha paura dei pericoli; la sua fiducia è altrove, in Dio. Sa che Lui provvede ai suoi bisogni.

I cataclismi naturali

I biografi di Sant’Angela non li menzionano, ma sappiamo dalla storia dell’epoca che, Angela presente, la città di Brescia parecchie volte ha sofferto dei cataclismi naturali. Verso l’anno 1529, un gravissimo terremoto di parecchi giorni scosse la regione, provocando rovine e numerose morti. Questo terremoto fu seguito da piogge torrenziali, inondazioni, rovina delle culture, e, per conseguenza, da una vera carestia a Brescia. Agostino Gallo allude brevemente a questo, quando dice che Angela era capace di sopportare disagi estremi provenienti dal clima: “sopportando aspri caldi, estremi freddi, rabbiosa fame…” (943r). Non dice nella sua Regola che si armeranno contro di noi l’acqua, l’aria e la terra?” (Reg. Prol. 10). Scrive anche che avremo in nostro favore tutto il cielo e tutta la macchina mondiale, cioè tutto l’universo (Ult. Ric 8), se vi sforzerete di essere legate l’una all’altra nel legame della carità (Ult. Ric 2).

No, il Signore non l’ha ingannata, ma ha dato alla Madre la Sua protezione con la sua Provvidenza ineffabile, perché doveva compiere un altro bene, quello della fondazione della Compagnia.

Fondazione della Compagnia

Se occorre cercare un avvenimento più grande nel quale Angela ha manifestato la sua fiducia nella Provvidenza, è certo nella fondazione della Compagnia. All’inizio, niente preparava Angela a questo compito. Pian piano, il Signore dispose le pietre per l’edificio: conoscenza di persone di tutti i livelli sociali, larga esperienza spirituale ed umana, influenza crescente nel suo ambiente, percezione eccezionale dei bisogno della sua epoca, doni di animazione spirituale, formazione di gruppi di giovani donne che circondavano la Madre con il desiderio di dare la loro vita a Cristo, ma senza possibilità di attuare il loro ideale nelle forme allora conosciute, simpatia da parte dei membri della nobiltà, particolarmente delle vedove che cercavano un sostegno spirituale.

Così, pian piano, il Padre ha concesso ad Angela i mezzi necessari per compiere la sua missione. Dunque, la sua fiducia, spesse volte provata, trova il suo compimento nella Compagnia, che non era la sua opera, ma quella del Signore. Angela si presenta spogliata di ogni possesso, semplicemente assetata di fare la volontà di Colui che è il suo unico bene, la sua unica speranza.

Prima di “passare da questo mondo al Padre” (cf. Gv. 13, 1), Angela compie un ultimo atto d’abbandono alla Provvidenza del Padre: quello di lasciare la Compagnia ancora in embrione, incompiuta, nelle sue mani. La Madre prevede le difficoltà imminenti, ma dà i mezzi per combatterle. È sicura che le sue figlie saranno guidate da Lui per fare diversamente… secondo i tempi e le situazioni (Ult. Leg. 1-14), se sono ispirate solamente dal solo amore di Dio e dal solo zelo per la salvezza delle anime.

Questo rapido sguardo su Sant’Angela ci ha mostrato una donna umile, disponibile, non desiderosa d’altro che di ciò che vuole il Padre. È sicura che Lui dirige tutto per il suo bene. Adesso vedremo insieme il suo insegnamento sulla fiducia nella Provvidenza del Padre.

II.Insegnamento di sant’Angela sulla providenza del Padre

Due aspetti mi paiono importanti:

  1. come Angela ha considerato Dio Padre.
  2. quali sono le conseguenze affinché possiamo vivere in armonia con la divina Provvidenza.

1. Il Padre, la nostra Provvidenza, secondo Sant’Angela

Angela ci colpisce con la sua visione universale: ogni uomo è figlio del Padre. Tutte sono creature di Dio, e voi non sapete che cosa Lui voglia fare di loro (Rc. 8, 2).

Ciascuna persona, Dio la tratta con un rispetto infinito, perché Dio ha dato il libero arbitrio ad ognuno, e non vuol forzare nessuno, ma solamente dimostra, invita e consiglia… (Leg. 3, 9-11).

Dio, aggiunge Angela, non vuole se non il solo bene e gaudio vostro (Reg. 10, 18), cioè non cerca altra cosa che la nostra felicita. Dunque, non vi affannate riguardo ad alcuno dei vostri bisogni temporali, perché Dio, e Lui soltanto, sa, può e vuole provvedervi (Reg. 10, 16-17).

Ma la risposta di Dio non è automatica. Non risponde necessariamente al momento stesso della nostra preghiera, ma alla Sua ora: Lasciate fare a Dio, il quale farà cose mirabili a suo tempo e quando gli piacerà (Ric. 8, 9).

Sappiamo che il Padre dispone tutto nella nostra vita: Di Dio si legge: Disponit omnia suaviter, cioè egli ordina a governa tutte le cose soavemente (Leg. 3, 5).

Dunque, siamo sicuri che mai Dio ci abbandonerà: Mai saranno abbandonate nelle loro necessità, Dio provvederà mirabilmente (Ric. 5, 31).

Come prova della sollecitudine costante di Dio, Angela promette il Suo aiuto, in particolare nella vita di ogni giorno: Abbiate speranza e ferma fede in Dio, Lui vi aiuterà in ogni cosa (Ric. Prol. 15).

Poiché il Padre, nel suo amore per ciascuno di noi, non mancherà di sopperire ai nostri bisogni, Dio provvederà mirabilmente (Ric. 5, 31).

Nel suo piano provvidenziale ci ha chiamati e ci ha affidato di compiere la sua opera sulla terra: Dio vi ha concesso la grazia di unirvi insieme a servire sua divina Maestà (Reg. Prol. 4).

Inoltre, è Dio che ci dà i mezzi materiali per adempire il nostro compito. Angela diceva alle sue figlie: Se non fosse cosa utile e conveniente che questa Compagnia avesse qualche entrata, Dio non avrebbe incominciato a provvedergliela (Leg. 9, 1).

I beni materiali entrano nel piano di Dio, ma sono prestiti che dobbiamo utilizzare con prudenza per aiutare i nostri fratelli e sorelle: Se per volontà e liberalità di Dio accadesse che ci fossero denari o altri beni in comune, si ricorda che devono essere bene amministrati, e che vanno dispensati con prudenza, specialmente in aiuto alle sorelle e secondo gli eventuali bisogni (Reg. 11, 22-24).

Infine, Angela ci ricorda che Dio ci aspetta nella sua dimora, per una gioia senza limiti, per una felicità senza fine: Quanto hanno da rallegrasi e far festa in cielo, poiché a tutte, una per una, è preparata una nuova corona di gloria e d’allegrezza (Ric. 5, 25), e nello stesso tempo, siamo invitati ad aspettare la grande ricompensa che Dio vi ha preparata, se vi sforzerete, ognuna dal canto proprio, di essere fedeli… (Ric. Prol. 5).

L’insegnamento di Angela su Dio Padre e la sua Provvidenza infinita è ricco, ma, nello stesso tempo, non ne nasconde le esigenze. Queste fanno parte anche del messaggio della Madre, perché l’amore del Padre per noi può manifestarsi nella misura della nostra apertura e del nostro desiderio. Queste esigenze, le vedremo nella seconda parte.

2. I nostri atteggiamenti verso Dio Padre

a. Ricordarsi della nostra condizione umana

Il primo atteggiamento raccomandato da Sant’ Angela è di ricordare nella verità la nostra condizione umana, cioè la nostra condizione di peccatori. Abbiamo tutti sentito come, nella sua esortazione apostolica sul terzo millennio, il Papa Giovanni Paolo II mette la conversione del cuore come conseguenza fondamentale della nostra fede in Dio Padre.

  • Ricordarsi che siamo peccatori

Angela propone la confessione come il mezzo migliore per avvicinarci a Dio. Dobbiamo cominciare con la domanda di perdono: Ognuna dunque voglia presentarsi al sacerdote come davanti a Dio, eterno giudice, e qui, dolente, schiettamente e in verità di coscienza, confessi il proprio peccato e ne domandi perdono (Ric. 7, 7-10).

In seguito, la Madre propone il digiuno, che era la forma di mortificazione più praticata nella sua epoca. Oggi, senza togliere nulla all’importanza delle sue parole, probabilmente avrebbe suggerito la solidarietà, la condivisione dei beni, lo sforzo per lottare contro l’ingiustizia e l’oppressione. Queste sono le forme di digiuno necessarie oggi. Prendiamo le sue motivazioni. Vedremo che possono applicarsi alle forme attuali di rinunzia. Il digiuno è mezzo e via per il vero digiuno spirituale, col quale si troncano via dalla mente tutti i vizi e gli errori. E a questo ci invita chiarissimamente l’esempio di tutte le persone sante, e soprattutto la vita di Gesù Cristo, unica via al cielo (R. 4, 2-4).

Con realismo Angela considera che l’accettazione delle prove della vita sono anche per noi mezzi per riparare i nostri peccati. Cita un esempio del libro della Genesi: Anche Dio mise Adamo fuori del Paradiso terrestre, affinché, meglio ravvedendosi, avesse a fare penitenza (Leg. 5, 8). Come siamo lontani dal lamento che tante volte sentiamo, quando la gente dice: “Che cosa ho fatto a Dio, che mi manda questa disgrazia?

  • Ricordarsi della verità che siamo deboli.

Sì deboli, ma quanto forti con l’aiuto del Signore! Perciò Angela dice; In Dio (l’homo) ha ogni bene, e fuori di Dio se vede povero del tutto, e proprio un niente, mentre con Dio ha tutto (Reg. 10, 6).

Insegna che è Dio che ci rialza: Dio stesso vi esalterà, tanto quanto voi vi sarete abbassate (Ric. 1, 11). Non è questione di fare uno sforzo stoico per superarci, ma di aspettare umilmente la grazia e l’amore di Dio.

Anche su un punto molo sensibile, quello della nostra buona reputazione, Angela afferma che l’importante per noi è ciò che siamo agli occhi di Dio: Non inutilmente e senza motivo il cuore di un vero e prudente servo di Dio si umilia e annienta interiormente la considerazione di sé ed il gusto della propria reputazione, perché spera e si aspetta da Dio ben altro gusto e più vera gloria ed onore (Ric. 1, 12-13). Questa raccomandazione ci permette di non rattristarci oltre misura, quando avvertiamo la meschinità o l’ingiustizia da parte degli altri! Sicuri dell’Amore di Dio e con la fiducia nel Padre, abbiamo tutto in lui. Ci dice Angela: In Dio ha ogni suo bene… con Dio ha tutto (Reg. 10, 6).

Un’altra convinzione che ci mantiene al nostro posto davanti a Dio è che gli altri sono migliori di noi, però Dio ha scelto noi per rivelare il suo amore. Penso particolarmente alla scelta che ha fatto di voi, “Amici di S. Angela”, affinché possiate vivere più intensamente il Vangelo, nello spirito di S. Angela. La Madre ci dice: Dio ben potrebbe provvedere a loro con altri mezzi anche migliori di voi. Ma nella sua misericordia ha voluto adoperare voi come suoi strumenti per un migliore vostro bene, così da poter voi meritare di più dalla sua infinita bontà ed avere Lui motivo di ricompensarvi (Ric. 1, 4-5). Allora, ringraziamolo per questa scelta totalmente gratuita!

  • Pregare per ottenere il suo aiuto

Infine, poiché abbiamo tanto bisogno di essere aiutati da Dio, Angela raccomanda di chiedere con insistenza il suo soccorso: “Bisogna pregare sempre con lo spirito e la mente, dato il continuo bisogno che si ha dell’aiuto di Dio (Reg. 5, 5), ed ancora: Con l’orazione si impetra da Dio la grazia della vita spirituale (Reg. 5, 4).

b. affidarsi a Dio che provvede a tutto

  • Cercare il regno di Dio

Angela ci richiama fortemente una condizione essenziale per aprirci alla Providenza del Padre. Come Gesù, dice: Cercate prima il regno di Dio, e tutte queste altre cose vi saranno messe davanti (Reg. 10, 14). Che sono queste altre cose? La Madre le enumera: gli averi, il cibo, i parenti, gli amici, le proprie risorse, il proprio sapere (Reg. 10, 9-12). IL Signore si compiace di essere considerato come la nostra sola Provvidenza, che vuole il nostro bene in tutte le circostanze della nostra vita, e in un modo che oltrepassa tutto quello che potremmo dire.

  • Affidarsi a Lui

A questa raccomandazione Angela ne aggiunge un’altra, perché conosce bene il cuore umano. Dio è la nostra Provvidenza benevola ed ineffabile (Reg. 10, 13). Perché tormentarsi? Non vi affannate riguardo ad alcuno dei vostri bisogni temporali, perché Dio, e Lui soltanto, sa, può e vuole provvedervi, Lui, che non vuole se non il solo bene e gaudio vostri (Reg. 10, 16-17). Né vi deve pesare una tale impresa, anzi, dovete ringraziar Dio sommamente che si sia degnato di mettervi nel numero di coloro che Lui vuole che si affatichino a governare e custodire simile suo tesoro (Ric. Prol. 12). Per tesoro si intendono le nostre responsabilità domestiche, professionale ed altre.

c. Rispondere all’amore del Padre

L’opera di Dio è nelle nostre mani. Ci ha affidato il nostro consorte, i nostri figli, il lavoro, i nostri diversi impegni, i nostri vicini, il nostro paese - possiamo ancora allungare l’elenco. Le nostre preghiere più assidue, più supplichevoli, non sono forse quelle che innalziamo al Padre per i nostri cari? Angela lo sa e propone alcuni atteggiamenti che devono accompagnare la nostra preghiera:

  • Offrire al Padre con amore tutti i nostri sforzi

Fate, muovetevi, credete, sforzatevi, sperate, gridate a lui col vostro cuore, e senza dubbio vedrete cose mirabili, dirigendo tutto a lode e gloria della sua maestà ed al bene delle anime (Ric. Prol., 17-18). Dirigete tutto - la direzione è quella dell’Amore – sforzatevi di operare solamente mosse dal solo Amore di Dio e dal solo zelo per le anime (Ric. 2, 2).

  • Essere fedeli ai nostri impegni.

La fedeltà sottintende la fortezza, lo slancio dinamico. Angela ce li promette per intercessione dello Spirito Santo, il dono del Padre: La fortezza e il vero conforto dello Spirito Santo siano in tutte voi, affinché possiate sostenere ed eseguire virilmente e fedelmente l’impresa che avete su di voi (Ric. Prol. 3, 4). Impresa di ciascuno al proprio posto. Il Padre ci sostiene: Che vi sforziate, con ogni vostro potere, di conservarvi secondo la chiamata di Dio e che cerchiate e vogliate tutti quei mezzi e quelle vie che sono necessarie per perseverare e progredire fino alla fine (Reg. Prol. 9-10). Se siamo fedeli, Lui non mancherà mai di provvedere alle loro necessità sia materiali che spirituali, purché non si manchi da parte vostra (Ric. 4, 7)

  • Vivere nella pace e nell’unione con gli altri.

Niente è più efficace della solidarietà, dell’unione fra tutti. È l’olio fra le ruote della società. Angela lo sa, quando afferma che la provvidenza del Padre si manifesta con predilezione là dove si vogliono bene. Dice: Né altro segno vi sarà che si sia in grazia del Signore che l’amarsi e l’essere unite insieme (Leg. 10, 10). Ed ancora: Siate legate l’una all’altra con il legame della carità, apprezzandovi, aiutandovi, sopportandovi in Gesù Cristo. Perché, se vi sforzerete di essere così, senza dubbio il Signore sarà in mezzo a voi (Ric. Ult. 2-3). Perché Dio ha predisposto ab aeterno così: che coloro che sono concordi nel bene per suo nome, abbiano ogni prosperità, e ciò che fanno vada a buon fine, avendo essi in loro favore Dio stesso e ogni sua creatura (Ric. Ult. 9). Considerate dunque quanto è importante tale unione e concordia. Allora desideratela, cercatela, abbracciatela, conservatela con tutte le vostre forze… e vi do la certezza che ogni grazia che domanderete a Dio vi sarà concessa infallibilmente (Ric. Ult. 10-14, 19). E la Madre si propone di dare più peso alla nostra preghiera: Io sempre sarò in mezzo a voi aiutando le vostre preghiere (Ric Ult. 20).

Concludiamo

Ora, dopo aver camminato con Angela. Quando cerchiamo di abbandonarci nelle mani del Padre e di fare la sua volontà, che cosa dire, se non “Grazie, Signore!”. Dovete ringraziare Dio sommamente per la grazia certamente grande e sorte inestimabile, se la vorrete riconoscere (Ric. Prol. 12-13), quella di questa chiamata ad una vita cristiana affidata al Padre.

Siamo inoltre invitati a lasciarlo fare e, per questo, a ricercare ciò che contribuisce al suo amore: Essere mosse solamente dal solo amore di Dio (Padre) e dallo zelo per la salvezza delle anime (Leg. 12, 3).

Finalmente, poiché Dio ci ha affidato i beni della creazione, un’ultima raccomandazione di Angela mi sembra importante: Se par volontà e liberalità di Dio accadesse che ci fossero denari o altri beni, si ricorda che devono essere bene amministrati, e che vanno dispensati con prudenza, specialmente in aiuto e secondo gli eventuali bisogni (Reg. 11, 22-24). Di fatto, se Dio nostro Padre e nostra Provvidenza ci ha dato i beni siamo chiamati a imitarlo: “Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5). Dunque, siamo tutti invitati a essere Provvidenza per gli altri.

Domande

1. Posso ricordare momenti precisi in cui ho avuto coscienza che la Provvidenza è intervenuta nella mia vita?

2. Quando le cose vanno male, continuo a confidare nel Signore, sapendo che Egli dirige ogni cosa per il mio bene e per quello di coloro che amo?

3. Cercate di comporre una litania personale con tutti i “grazie” che potete dire al Signore per i doni e le grazie che avete ricevuto nella vostra vita.

Itinerario verso il Padre


Sr Marie Seynaeve, OSU

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