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Giutizia e pace (italiano)

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Sant’Angela Merici, Messaggera di Giustizia e di Pace

Abitualmente consideriamo in Sant’Angela Merici la sua dolcezza, serenità, e piacevolezza, i sui doni di pacificatrice. Forse supponiamo che il suo ambiente abbia incoraggiato queste qualità. Invece, lo studio del suo contesto storico dimostra che lei è vissuta in un periodo di violenza eccezionale, nel quale ha reagito, fra i sui contemporanei, con una non-violenza inconsueta. Esamineremo, dunque, tre punti nella storia della Madre : Primo, la violenza del suo secolo ; secondo, il suo modo di reagire alla violenza; terzo, il suo insegnamento sulla giustizia e la pace.


I.la violenza nel tempo di sant’Angela

Quando ricordiamo il dolce Lago di Garda, la vita laboriosa, ma felice, della famiglia Merici, la piccola borgata di Desenzano, con gli abitanti che vivono d’agricoltura, di commercio e da pesca, si corre il rischio di dimenticare tutte le forme di violenza particolarmente acute nel quindicesimo e sedicesimo secolo : le guerre, il disprezzo dei diritti umani, la situazione della donna. Oggi, la situazione non è diversa. Basta leggere i giornali e cambiare i nomi delle persone e dei luoghi per ritrovarsi nel periodo storico di Sant’Angela.

Ricordiamo le guerre, quelle particolarmente devastatrici in territorio Italiano, ricercato dai sovrani francesi, tedeschi, spagnoli. Le Grezze, erano vicino alla strada che univa allora Brescia a Venezia : su questa strada passavano le forze armate di diversi paesi. Gli eserciti stranieri, passando, danneggiavano la popolazione locale, confiscando raccolti e greggi. Forse Angela ha conosciuto personalmente questo disagio ?

Il primo Giugno dell’anno 1509, il Re francese, Luigi XII, passò per Desenzano, con il Cardinale d’Amboise, un giovane di ventitre anni, che non aveva nulla del Cardinale, se non il titolo. Costui aveva ricevuto l’incarico di governare tutte le città conquistate sul Lago di Garda. Per tre anni, i cittadini che chiedevano giustizia e libertà furono torturati, incarcerati, giustiziati e i loro beni confiscati.

Angela arrivò a Brescia nel 1516, dopo quattro anni di sofferenze insostenibili per gli abitanti della città. Il “Carnevale di lacrime” nel 1512 sotto gli eserciti di Gaston de Foix, iniziava una lunga guerra nella quale gli invasori assediarono la città, ripetendo le medesime violenze di rapine, ruberie, omicidi. Nell’anno 1515 centinaia di giovani bresciani partivano eroicamente verso Melegnano per lottare contro gli eserciti Francesi. Ne sopravissero soltanto cinquecento, affamati, ammalati. Quando arrivarono alle porte della città, nessuno, per timore di rappresaglie, osò aprirle.

La venuta di Sant’Angela Merici nella città coincise, dunque, con un periodo di vendetta e d’odio selvaggio fra le famiglie nobili di Brescia che, tutte, avevano collaborato diversamente, sia con i Veneziani, sia con i Francesi o gli Spagnoli. Luigi Avogadro e i sui due figli, Tomaso Maggi, Luigi e Lorenzo Porcellaga furono pubblicamente giustiziati. Riconosciamo nei loro nomi quelli dell’una o l’altra “matrona” della cerchia di Sant’Angela. È meraviglioso che la Madre sia riuscita ad unire queste donne appartenenti a famiglie tanto opposte del punto di vista politico. Lo storico, Pasero, scrivendo che i Bresciani facevano allora giustizia da sé, ha descritto le rappresaglie, gli assassini operati apertamente nelle strade della città.

Gli ultimi invasori spagnoli e tedeschi, esigendo di assoldare i soldati, cosa che la città esaurita non era in grado di fare, fomentarono una ribellione dove i cittadini furono le prime vittime. Per calmare la soldatesca, furono decretate imposte enormi per i poveri abitanti già affamati e rovinati.

Alla violenza armata dobbiamo aggiungere le violenze religiose e sociali che seguivano. Da 1525 in poi, alcuni emigrati tedeschi, che avevano lasciato il loro paese per motivo di crisi economica, se stabilirono a Brescia come artigiani o mercanti. Portavano con sé la loro fede luterana, e, con abilità, conseguirono una certa prosperità. Qualche membro delle famiglie nobili di Brescia, per interesse personale, simpatizzava con loro. La Repubblica di Venezia, opponendosi al potere del Papa, lasciava circolare liberamente negli ambienti colti una stampa straniera con idee luterane. In Brescia, alcuni persone delle famiglie dirigenti la leggevano in segreto. Predicatori ed ex-religiosi professavano apertamente dottrine contrarie alla fede. Durante la notte del 26 Marzo 1527, la parodia di una processione percorreva la città con canzoni sacrileghe. I cittadini sospettarono che alcuni giovani nobili ne fossero responsabili, perché il Consiglio municipale non aveva permesso di concludere l’inchiesta, che i cittadini avevano avanzata. Non è da stupirsi che il Papa Clemente VII abbia dichiarato che Brescia era “la città più luterana d’Italia”.

Allo stesso tempo, non lontano di Brescia, nella Val Camonica, parecchie donne furono condannate al rogo per stregoneria. I più pietosi obiettavano che quelle poverette avevano più bisogno d’istruzione che di persecuzione.

Ricordiamo, inoltre, le violenze sociali sofferte da tante donne. Percorrendo gli elenchi dei registri civili, abbiamo trovato, commosse, i nomi di tante ragazze sposate a dodici o quattordici anni con uomini vecchi di sessanta e più! Le donne, esaurite da maternità frequenti, morivano giovani ; spesse volte abbiamo trovato nomi d’uomini che si erano sposati tre o quattro volte nella loro vita.

I matrimoni arrangiati dalle famiglie per vantaggi politici o economici erano abituali. Pensiamo alla nipote di Carlo V, Cristina di Danimarca, allora di tredici anni, data in matrimonio a Francesco Sforza, per motivi politici, affinché il trattato di pace fra l’Imperatore e Milano fosse consolidato. A quel tempo, il Duca di Milano era già talmente ammalato che doveva trascinarsi con un bastone e morì poco tempo dopo le nozze. Quale futuro per un’adolescente, forzata a sposare una persona di cui non conosceva nemmeno la lingua, e che, per di più, era già condannata alla tomba !

Un’altra violenza : il capo di famiglia dichiarava i nomi di tutte le persone che vivevano sotto il tetto della sua casa, i figli legittimi ed anche quelli illegittimi, tutti accolti alla medesima tavola. Ciò rivela, ancor più, quanto le donne dovevano sopportare !

L’ingiustizia sociale era talmente generalizzata che Angela stessa, nella sua Regola, ha dovuto incaricare i quattro “agenti” di vegliare, affinché tutte le vergini ricevessero il salario o la loro eredità. La Madre consigliava di “mettersi d’accordo”; però, non escludeva la possibilità di “ricorrere in giudizio e per via legale” affinché giustizia fosse ottenuta alle sue figlie (R XI, 15-18). Sant’Angela Merici dunque viveva in un’epoca di violenza dei potenti verso i più umili privati di mezzi per difendersi.

Per concludere quest’elenco che, certo, non è esauriente, ricordiamo le violenze della natura. Nel suo ritorno dalla Terra Santa, Sant’Angela Merici ha vissuto una tempesta spaventosa in mare. Il 29 Maggio 1527, a Brescia, ha sperimentato un terremoto particolarmente devastante. Con i suoi contemporanei ha sofferto inondazioni che distruggevano coltivazioni e bestiame, provocando carestie senza precedenti (in 1527, 1531, 1532).

Tutti questi aspetti di violenza, noi li viviamo oggi : massacri in Africa, esecuzioni d’ostaggi in Irak, stupro delle donne, lunghe file di rifugiati per guerra, persecuzione, difficoltà economiche, giovani sfruttati, famiglie divise, ecc.

È vero, come ha sottolineato Sant’Angela Merici, per averlo vissuto - che noi viviamo oggi - in un mondo miserabile e traditore, nel quale non vi è mai né riposo né alcuna vera soddisfazione, ma solamente vi sono o sogni vani, o aspri travagli, e ogni cosa infelice e meschina (Ric. 5, 4-5).


II. Reazioni di sant’Angela Merici in un clima di violeneza

Conosciamo oggi parecchie persone che hanno vissuto come artigiane di pace: Martin Luther King negli Stati Uniti, Madre Teresa di Calcutta in India, Nelson Mandela in Africa del Sud, l’Abbé Pierre in Francia. Angela, da parte sua, ha molto cercato di mettere pace nelle famiglie e fra i cittadini, anche in un clima di dopo-guerra. Soprattutto ha dato consigli di pace interiore

Pace in un clima di dopo-guerra

Brescia, dopo che fu conquistata successivamente dagli eserciti francesi, tedeschi e spagnoli e poi liberata dai Veneziani, il 25 Maggio 1516, trovò finalmente la pace. Quando Sant’Angela Merici arrivò nella città, non c’era una sola famiglia che non piangesse i sui morti, né un solo quartiere senza rovine. I cittadini avevano sofferto violenze, carestia, povertà estrema. Angela era chiamata a Brescia in un ambiente di desolazione totale. I suoi superiori francescani l’avevano mandata presso Caterina Patengola, che aveva perduto marito, figli, figlia, e suocera durante gli anni di guerra. A quarantotto anni, Caterina viveva sola, con una nipotina, Isabella, in età di quattro anni e mezzo.

Angela riusciva a donare pace a Caterina, a consolarla, in tal modo che dopo un anno, terminata la sua missione, accettava l’invito d’Antonio Romano per dimorare nella sua casa. Caterina, la sappiamo dai registri, adottò allora un piccolo orfano, lo fece educare e formare, poi lo lasciò libero per vivere la sua vita. In seguito, un altro orfano occupò il suo posto nella casa della vedova. Siamo, dunque, in grado di concludere che Sant’Angela Merici, non sono si è limitata a donare pace, ma ha pure aiutato Caterina a superare la propria sofferenza per aiutare un piccolo ragazzo senza famiglia.

Pace sociale

Un altra opera di pace compiuta da Angela fu di carattere sociale: riconciliare un padrone con il suo operaio. Dopo il suo ritorno dal pellegrinaggio da Mantova, Sant’Angela Merici passò per Solferino, dove abitava il Principe Luigi Gonzaga, signore di Castiglione. Il nonno del futuro San Luigi Gonzaga non aveva niente del santo, ma piuttosto una fama di durezza, d’ira, e d’autoritarismo notevole. Di più,

"Esso Signor Alovigio aveva bandito un famigliare amico della Madre Suor Angela et confiscatoli i beni". (R 938 r)

Secondo Nazari, costui sarebbe stato un parente di Sant’Angela, ciò che giustificherebbe la sollecitudine e l’affetto da parte della Madre. Sembra che il Principe avesse udito parlare di lei. Probabilmente si sentiva onorato della sua visita, forse con un po’ di curiosità, forse per la persuasione di sua moglie, Caterina d’Anguisola, che era tanto pia, dolce e buona quanto lui era d’un carattere impossibile! Il Principe, dunque, accolse Angela con il Romano che l’accompagnava, senza sospettare il vero motivo della loro visita. Nazari scrisse :

"Il quale, per haverla per avanti conosciuta per fama, cortesemente la ricevete; ... et così pregò il detto Signor Alovisio, in modo che, ottenendo la gratia, essa liberò il bandegiato, suo parente, et fugli restituiti i beni suoi. (Naz. 930r).

Non solamente Sant’Angela Merici riusciva a riavvicinare al Gonzaga quest’amico - già un bel successo ! - ma anche a fargli restituire i suoi beni - una vittoria completamente inconsueta ! Non è da meravigliarsi che, secondo il Romano, la gente comune, parecchie volte, abbia chiesto ad Angela di intercedere presso i grandi della sua epoca :

La sua fama si spargeva nei circonvicini luoghi, talmente che ogni Signore gli concedeva quello che dimandava (Rom. 938r).

Pace nelle famiglie

È stato Agostino Gallo a testimoniare del dono di pacificatrice manifestato da Angela :

Mentre che questa reverenda Madre visse, tanti anni fu sempre di gran giovamento a moltissime persone, poiché... non mancavano mai a fare delle paci, come erano mogli con mariti, i figliuoli coi padri, i fratelli con fratelli, et così diversamente de molti altri, secondo li loro gradi: consigliando, et consolando ciascuno quanto più poteva. (Ga 942v-943 r).

Costatiamo che Gallo descrive minutamente come Angela procedeva per fare la pace: dopo aver ascoltato, consolava, e, in fine, consigliava. Inoltre, possiamo aggiungere che pregava... Peccato che Gallo, forse per discrezione, non abbia lasciato esempi concreti di queste riconciliazioni.

Pace fra i cittadini

Che Angela fosse chiamata frequentemente a mettere pace fra i Bresciani, è stato Romano a testimoniarlo. Disse, nel Processo Nazari :

"... vi concoreva moltissimi della città di Brescia, chi alle sue devotissime orazioni per impetrare dal Signore qualche gratia, chi per quietare qualche discordia nata fra cittadini ed altri nobili della città. Fra i quali mi ricordo della discordia che era fra domino Filippo Sala, et domino Francesco Martinengo, la quale, con l’intervento del Duca d’Urbino, di Rettori, et Nobili della città mai si poté quietare et pacificare; et essa Madre Suor Angela, pregata dalle moglii delli sudetti, con pochissime parole fece talmente, che si pacificorno in modo che ne restorno soddisfatti". (Rom. 937v-938r)

La verità è che costoro erano decisi a combattersi in duello. Le mogli di ambedue, almeno, andavano d’accordo, perché si erano unite per chiedere l’intervento di persone importanti...senza riuscirvi, in tanto modo che andarono a chiedere l’aiuto di Sant’Angela, quale ultimo ricorso.

Chi sono queste due antagonisti ? Assicurarsi sarebbe difficile, giacché troviamo nei registri i nomi di parecchi Francesco Martinengo e Filippo Sala, contemporanei di Sant’Angela. Un Filippo fu particolarmente conosciuto per la sua violenza, con parecchi assassini sulla coscienza. Arrabbiato con sua sorella, la colpì fino al ucciderla. Terminò la sua vita in prigione. I Martinengo erano conosciuti per la loro inclinazione alla violenza e alla vendetta. Però, un certo Francesco ed un certo Martinengo furono avversari per motivi di prestito non ancora restituito. Era questo il motivo della loro animosità? Ambedue, sposati con figli, abitavano nel medesimo quartiere della città. Secondo Faino (cap. 40), Sant’Angela Merici, dopo una lunga preghiera, si era recata presso ciascuno di loro. Non aveva paura d’incontrare questi due nobili più pronti ad usare le armi che ad ascoltare parole di pace. In ogni modo, Angela riusciva a placare la loro ira. La storia non dice se furono buoni amici in seguito; almeno decisero di non uccidersi l’uno l’altro.

Pace fra i capi di stato

Poco tempo dopo il ritorno di Sant’Angela Merici dal suo pellegrinaggio a Roma, il Duca di Milano si era rifugiato a Brescia, nel convento di San Barnaba. Francesco Sforza, scacciato da Milano dagli eserciti imperiali, aveva cercato rifugio a Crema, ma gli abitanti che temevano rappresaglie da parte di Carlo V, avevano rifiutato di accoglierlo. Arrivò a Brescia, scoraggiato ed ammalato. Era, soprattutto, un uomo di fede. Come scrive Nazari, cercava in Sant’Angela un aiuto spirituale :

"Ritrovandosi in Brescia il Duca di Milano alloggiato in Santo Barnaba, del MDXXVIII, et intendendo della buona fama della detta Madre, la mandò a pregare volesse venir da lui; onde, andatali et esso ricevutala, con molte benigne parole la pregò con grande instantia che fusse contenta d’accettarlo per suo figliuolo spirituale, et in protettione appresso Dio lo stato suo. Dela quali cose, doppo alcune parole consolatorie, ella promisse di pregare Sua divina Maestà; et così partì da Sua Eccellenza". (Naz. 931 v).

Angela, dunque, riuscì a consolarlo con parole di pace.

Poco tempo dopo, Sant’Angela Merici partì per il suo primo pellegrinaggio a Varallo. Un Francescano, Bernardino Caimo, un tempo guardiano dei Luoghi Santi, aveva fatto riprodurre sul monte sacro parecchie cappelle con statue per illustrare alcuni avvenimenti della vita di Cristo, allo scopo di suscitare la devozione per coloro che mai sarebbero potuto andare in Terra Santa. Nell’anno 1528 / 1529 le cappelle riproducenti i misteri dell’infanzia e della Passione di Cristo erano già terminate.

Faino attribuisce al pellegrinaggio d’Angela una meta particolare: implorare da Dio la pace fra i capi di stato che disputavano il possesso del suo paese.

"Giunta a quel Santo Luogo, furno tante le lagrime su quel divoto Monte, si rigide la macerationi, e si intense le replicate Orationi, che avanti ritornasse a casa in Cremona concepì gran confidenza in Dio d’ ottener la pace trà Principi Cattolici". (Fa 38)

Di fatto, poco tempo dopo, la “Pace delle Donne” fu ratificata a Cambrai fra Carlo V, la Repubblica di Venezia, la Francia e gli Stati Pontificali.

La preghiera, un ascolto attento, consigli, incoraggiamenti erano i mezzi utilizzati da Angela per rispondere alla chiamata di Cristo di vivere secondo la Beatitudine degli artigiani di pace. Inoltre, osservando quante persone cercassero la pace del cuore, Angela voleva rispondere a questo desiderio. Non abbiamo esempi concreti, eccetto il caso di Francesco Forza, ma Angela stessa testimonia nei suoi Scritti come stimolava gli altri alla pace interiore.


III. L’insegnamento di Sant’Angela Merici sulla Giustizia et la pace

Il Gallo e il Romano sono testimoni del servizio d’animazione spirituale fatto da Sant’Angela. L’hanno vista istruire gli altri, calmare i loro dubbi, consigliare ed incoraggiare. Menzionano la dolcezza delle sue parole e il fatto che molte persone avevano ritrovato con l’aiuto della Madre, la pace dell’anima. Che cosa diceva ? Troviamo la risposta negli scritti della Madre :

È sorprendente trovare soltanto due volte la parola “pace” nei suoi scritti benché la Madre sia attivamente una messaggera di pace nel suo ambito. Troviamo nel quinto Avviso : Cerchino di mettere pace e concordia dove si troveranno (v. 16) e nell’Ultimo Legato : “A tutte io do il bacio della pace” (v. 27). Forse questa parola “pace” fu nel suo tempo meno generalizzato di oggi, o la realtà della pace fu percepita diversamente? In ogni modo, Sant’Angela Merici ha proposto dei mezzi specifichi per mantenere e favorire la pace. Vedremo insieme due aspetti particolari :
- 1° pace con Dio.
- 2°pace con il prossimo, soprattutto, con le sorelle.

1- Pace con Dio

Ci sono tre consigli negli scritti che aiutano a crescere in pace con Dio :

-  Evitare tutto quello che potrebbe togliere la pace interiore .

Angela ci previene, per tutto ciò che impedisce la crescita della pace in noi, quali le attitudini negative e preoccupazioni cattive :
"Si tenga il cuore puro e la coscienza monda da ogni pensiero cattivo, da ogni ombra d’invidia e di malevolenza, da ogni discordia e cattivo sospetto" (R 9, v. 7-9).

-  Ricordare l’amore e la pace di Dio alle persone inquiete .
A questo scopo, Sant’Angela Merici offre consigli per coloro che vivono particolari inquietudini :

  • a. Dimostra viva comprensione per loro che sentono il peso delle loro responsabilità.

Nel Prologo degli Ricordi, scritti per le superiore locali, dà molti consigli incoraggianti che riguardano ciascuna di noi. Sant’Angela Merici ci dice :
"Né vi deve pesare una tale impresa: anzi, dovete ringraziare Dio sommamente che si sia degnato di mettervi nel numero di coloro che lui vuole che si affatichino a governare e custodire simile suo tesoro". (Ric. Prol. 12).
"Non vi perdete d’animo per non sapere e non poter fare quel che giustamente si richiede per un così singolare governo. Abbiate speranza e ferma fede in Dio: lui vi aiuterà in ogni cosa". (Ric. Prol. 14-15).
"Senza dubbio, avendovi affidato tale impresa,(Dio) vi darà anche le forze per poterla eseguire, purché non si manchi da parte vostra" (Ric. Prol. 16).

  • b. Di fronte allo scoraggiamento e alla tristezza, Sant’Angela Merici ha parole particolarmente materne.

Se vedrete una pusillanime e timida, e inclinata ala disperazione, confortatela, fatele animo, promettetele del bene dalla misericordia di Dio, allargatele il cuore con ogni consolazione. (Ric. 2, 8)
Così voi abbondate nelle promesse, che non mancheranno i fatti, specialmente a quelle che vedrete sconsolate, dubbiose e timide (Ric. 5, 40).

  • c. La Madre teme per coloro che sono preoccupate del loro futuro e mancano perciò di pace.

Inoltre tengano per certissimo questo: che mai saranno abbandonate nelle loro necessità. Dio provvederà loro mirabilmente (Ric. 5, 31).
Non vi affannate riguardo ad alcuno dei vostri bisogni temporali, perché Dio, e lui soltanto, sa, può e vuole provvedervi; Lui, che non vuole se non il solo bene e gaudio vostro (Reg. 10, 16-18).

  • d. Angela è solidale con noi di fronte alle difficoltà.

Lei stessa ha vissuto queste difficoltà, suscitate dall’avversario nostro, il diavolo, che
Cerca in qual modo divorare qualcuna di noi.
Tuttavia, sorelle mie, non vi dovete spaventare per questo. ...Io ho questa indubitata e ferma fede, e questa speranza nella infinita bontà divina, che non solo supereremo facilmente tutti i pericoli e le avversità, ma li vinceremo anche con grande gloria e gaudio nostro. (R Prol.21- 22, 25-26.

  • e. Finalmente, Angela indica un cammino di gioia, di confidenza, di speranza in Dio.

Anche se, alle volte, avranno qualche tribolazione o affanno, tuttavia passeranno presto e si volgeranno in allegrezza e gaudio. ... Inoltre tengano per certissimo questo : che mai saranno abbandonate nelle loro necessità. Dio provvederà loro mirabilmente. Non si perdano di speranza... loro, pur povere, troveranno consolazione e ristoro. (Ric. 5, 29-32, 34)

- ascoltare il Spirito Santo

La pace interiore è un dono dello Spirito Santo che parla di continuo nel cuore (Reg. 8, 14). Possiamo sentire la sua voce tanto più chiaramente quanto più purificata e monda avremo la coscienza (Reg. 8, 15). La pace interiore ci è data, dunque, quando ascoltiamo la nostra coscienza, cerchiamo di fare il nostro dovere secondo la volontà di Dio, accogliamo ogni creatura per amore di Dio (Reg. 8, 17) nel rispetto della persona

Quest’ultimo passo ci invita a riflettere sui mezzi usati da Angela per vivere in pace con gli altri.

2. Pace con gli altri, specialmente con le sorelle

Nelle relazioni fra le sorelle, Angela suggerisce attitudini, parole ed azioni che favoriscono la pace e il buon accordo, propone passi che, l’uno dopo l’altro, costruiscano la pace mutuale.

  • a. I primi passi trattano della conversione di cuore e della nostra mentalità :
    • Un’attitudine fondamentale proposta dalla Madre per disarmare gli altri e metterle in pace, a mio parere, è quella della verità nella carità: dicendo soltanto con modestia: sí, sí, oppure no, no, come Gesù, insegna (Reg. 9, 14).
    • Una relazione sincera include inoltre di riconoscere i propri limiti. Sant’Angela Merici chiede, per esempio, un atto di riconciliazione ogni settimana (R 8, 12), perché è cosciente che siamo tutte persone deboli.
    • Un altro passo da ricordare per la concordia è quello della comprensione per gli altri, fondata sulla conoscenza personale di ciascuna sorella. Dunque, dobbiamo conoscere Non solamente i loro nomi, ma anche la loro condizione e la loro natura, ogni loro situazione e tutto il loro essere. Cosa che non vi sarà difficile se le abbraccerete con viva carità (Test. 2, 2-4).
    • Ma non basta conoscerle. Angela aggiunge che dobbiamo accettare le persone come sono ; Allora accettatele con amore e sopportatele tutte (Av. 8, v. 5) con pazienza e carità (Test. 4, 6). Poi, avere uno sguardo d’amore, un vero amore (Ric. Prol. 11),
    • un amore che esclude di giudicare gli altri :
      Chi può giudicare il cuore e i pensieri nascosti nell’intimo della creatura ? Non sta a voi giudicare le ancelle di Dio: il quale sa bene che cosa ne vuol fare, lui che (come dice la Scrittura) dalle pietre può cavare dei figlioli celesti. (Av 8, v. 4-6).
    • Questo amore si fonda non sulle qualità delle persone, ma sullo spirito di fede, perché, dice, tutte sono creature di Dio, e voi non sapete che cosa lui voglia fare di loro (Ric. 8, 2). Di fatto, questo spirito di fede ci conduce a sperare nel loro miglioramento, nonostante i limiti personali.
  • b. La conversione del cuore conduce alle attitudini esteriori che favoriscono la pace.

Come abbiamo detto nell’introduzione, Angela utilizza raramente la parola "pace", ma ripete espressioni indicanti attitudini esteriori che favoriscono la pace: l’unione, la concordia, il buon accordo.

Nel parlare, tutte le loro parole siano sagge e misurate: non aspre, non crude, ma umane e inducenti a concordia e a carità (Ric. 5, 12). E cerchino di mettere pace e concordia dove si troveranno. (v. 16)
Ecco che l’amarsi e l’andar d’accordo insieme è segno certo che si cammina per la via buon a gradita a Dio. Sicché... siate vigilanti su questo punto, perché il demonio qui specialmente vi tenderà agguati sotto apparenza di bene. Per cui, se vi accorgerete anche solo di un’ombra di siffatta peste, subito ponete rimedio secondo che Dio vi illuminerà. E non lasciate crescere per niente una tale semente nellaCompagnia.(Test. 10, 12-15).

    • Agire con dolcezza e rispetto

Niente può favorire la pace quanto il modo gentile e educato di agire nei contatti quotidiani. Sant’Angela Merici ripete con insistenza alle superiore della Compagnia la necessità di avere attitudini di dolcezza, di rispetto, di bontà, di comprensione, di stima per gli altri.

Vi prego, di grazia, vogliate sforzarvi di attirarle con amore e con mano soave e dolce, e non imperiosamente, né con asprezza, ma vogliate in tutto essere affabili. Guardate a Gesú Cristo che dice : ...Imparate da me, che sono affabile e mansueto di cuore... Così anche voi vi dovete sforzare di fare ed usare ogni possibile piacevolezza (Test.3, v. 1-4, 7).
E sopra tutto guardate vi dal voler far fare per forza, perché Dio ha dato i libero arbitrio ad ognuno, e non vuol forzare nessuno, ma solamente dimostra, invita e consiglia. (Test. 3, v. 8-11).
Dovete anche pensare come le dovete apprezzare; perché, quanto più le apprezzerete, tanto più le amerete: quanto più le amerete, tanto più cura e attenzione avrete per loro. (Av. Prol. V. 9-10).

Arriviamo ora ad un punto che sembra molto importante nell’insegnamento di Sant’Angela Merici :

    • Testimoniare effettivamente il nostro affetto ed amabilità. Conosciamo l’esempio dato dalla Madre, che, secondo il suo segretario, Gabriele Cozzano, mostrava tanto più amabilità, tenerezza e bontà quanto più qualcuno fosse peccatore. I suoi consigli rispecchiano il suo modo d’agire :

Siate affabili ed umane (Ric. 2, 1)
Otterrete di più con l’affettuosità e l’affabilità che non con la durezza e gli aspri rimproveri (Ric. 2, 3)
Soprattutto siano umili ed affabili. E tutto il loro comportamento, le loro azioni e le loro parole siano secondo carità, e supportino ogni cosa con pazienza; specialmente con queste due virtù si rompe la testa al diavolo. (Ric. 5, 17-18).

Sant’Angela Merici sa che di fronte alla violenza e all’oppressione dei nostri fratelli, sentiamo tale ribellione, che non è la testa del diavolo che vorremmo rompere, ma quella del nemico ! Ci fa ricordare la persona del Cristo, affabile e mansueto di cuore (Test. 3, 4) ed aggiunge : così anche voi vi dovete sforzare di fare ed usare ogni possibile piacevolezza (Test. 3, 7).
Angela non si limita a proporre pazienza, sopportazione, dolcezza, affabilità :

    • Incoraggia ciascuna ad agire, dicendo, Cerchino di mettere pace e concordia dove si troveranno (Ricv. 5, 16).
    • Inoltre, come non possiamo domandare agli altri ciò che non viviamo noi stesse, la Madre insiste sulla testimonianza di vita (Ric. 5, 13).

Quel che volete che loro facciano, fatelo voi per prime. In qual modo potrete voi riprenderle o ammonirle di qualche errore, se questo si trova ancora in voi ? Ovvero richiamarle e indurle a qualche virtù, se non l’avete voi per prime ? (Ric. 6, 2-4).

Le superiore locali, quando visitano le sorelle nei diversi quartieri della città, sono invitate ad aiutarle a vivere in pace nel loro ambito.

Le quattro vergini vogliano particolarmente assumere questo incarico- andare a trovare... tutte le altre sorelle vergini sparse per la città, per confortarle e aiutarle qualora si trovassero in qualche situazione di discordia o in altre difficoltà sia materiali che spirituali. (R 11, v. 8-9).

Inoltre, Sant’Angela Merici, con la sua sensibilità umana, prevede che le superiore locali possano avere qualche difficoltà con le “matrone”, quelle nobili bresciane, incaricate del bene generale della Compagnia. Queste, infatti, non essendo membri della Compagnia, rischierebbero di trattare le suore con distacco. Angela, dunque, dice alle Colonnelle:

Ad ogni modo, se avrete in cuore qualcosa che vi dispiaccia in loro, a ragione e senza scrupolo ne potrete parlare in segreto con qualche persona buona e fedele sotto ogni aspetto (Av. 3, v. 13à).

    • Vegliare affinché la giustizia sociale sia osservata
      Sant’Angela Merici, come già abbiamo detto, specifica dei casi concreti ai quali bisogna rimediare. Le suore che si vedono sfruttate nel loro salario o eredità, non possono vivere nella serenità essendo vittime d’ingiustizia. Angela, dunque, prevede un’assistenza giuridica, e anche un processo in caso di necessità, mediante “agenti”, incaricati di difendere gli interessi dei membri della Compagnia (Reg. 11, 13-19).
    • La Madre chiede di vegliare affinché ogni suore sia trattata con rispetto e possa lavorare in buone condizioni, là dove possa trovarsi bene e mantenersi onesta (Reg. 11, v. 28). Angela ci invita a vegliare sui pericoli morali ai quali le giovani, lontane della loro famiglia, potrebbero essere esposte, (come accade anche oggi) per cui ha previsto il caso che qualora i padroni facessero loro qualche torto, e... le volessero trattenere dal fare qualcosa di bene o esporle a qualche rischio di male (Reg. 11, 10-12) è necessario provvedere.

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Con il suo insegnamento sulla pace e il suo esempio d’irradiare la pace con tutto il suo essere, Sant’Angela Merici fu realmente un’artigiana di pace. Nella nostra epoca di dissensi, di guerre, di rivalità, c’invita ad essere, come lei, autentici testimoni di pace, della pace che solo il Cristo può donare.

Come dice Sant’ Agostino, “Si vuoi fare la pace, comincia a mettere pace in te stesso. Allora sarà un artigiano di pace”. Sappiamo che ogni azione duratura per la pace è fondata sulla forza interiore che solo il Cristo, vincitore del mondo, può dare. Se la sua pace dimora in noi, si diffonderà su ogni persona e farà di noi autentiche messaggere di pace.

Suora Marie Seynaeve
OSU

Per la riflessione

Sant’Angela Merici, Messaggera di Giustizia e di Pace

- 1. Mi ricordo l’una o l’altra esperienza che ho fatto d’artigiana di pace.

    • Quali sono i motivi che mi hanno spunta ad intervenire?
    • Che cosa ho detto? Fatto?
    • Quali erano le conseguenze del mio intervento?

- 2. Nel mio ambiente, come posso imitare Sant’Angela nel suo desiderio di dare pace alle persone inquiete, triste, scoraggiate ?

- 3. Quei mezzi dovrei scegliere per sviluppare di più la pace interiore ?

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