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Donna di fede et di speranza

Angela Merici, una donna di fede et di speranza per oggi.

La fede di Sant’Angela, così palesemente espressa dal suo stile di vita, si manifesta con forza nei suoi Scritti.

 

 

Chi è sant’Angela Merici? Angela nacque nell’ultimo quarto del quattordicesimo secolo, probabilmente verso l’anno 1474, a Desenzano di Garda, in una famiglia di coltivatori. Morì in 1540, all’età di circa 65 anni.

Questa santa del Rinascimento continua a parlare ancora oggi; la sua spiritualità colpisce ed entusiasma migliaia di laici nel mondo contemporaneo. Il suo spirito di fede e di speranza traccia una strada nella nostra epoca, molto simile per diversi aspetti, con quello del Quindicesimo secolo.


Una Donna di Fede

Che cosa vediamo oggi? Una società scristianizzata nel mondo occidentale! La fede diminuisce in un modo spettacolare. Le chiese si svuotano. I battesimi e i matrimoni diminuiscono costantemente, la società politica e civile vive in un ambiente amorale o totalmente “laicale”. La vita economica è basata unicamente sul profitto. Le nuove generazioni ignorano il contenuto della fede. Sì, la fede diminuisce.
Nel tempo di Sant’Angela, la situazione non era diversa: la fede era attaccata dai riformatori. Il Papa Clemente VII affermava che Brescia era la più Luterana fra tutte le città d’Italia. I pastori della Chiesa erano talvolta indegni, il clero ignorante. Un nuovo paganesimo minacciava tutta la vita morale e la famiglia. Ingiustizie sociali e politiche erano generalizzate. Nella conquista del Nuovo Mondo, gli Indiani erano trattati come schiavi o sterminati. Il popolo era ignorante del contenuto della fede.

Allo stesso tempo, che cosa vediamo oggi? Piccoli gruppi ferventi che crescono nelle nostre chiese. Giovani che sono capace di proclamare con gioia e certezza la loro fede. Pensiamo alle Giornate Mondiali della Gioventù. La “lectio divina” e l’amore della Santa Scrittura si diffondano. I nostri vescovi e Papi sono veramente uomini di Dio. Vediamo crescere la solidarietà e il desiderio di aiutare sempre più generosamente i poveri di tutta la terra.
Anche attorno a Sant’ Angela, vediamo piccoli gruppi di laici fervorosi che cercavano di vivere secondo il Vangelo, un interesse crescente per la Santa Scrittura, diversi opere per l’assistenza sociale dei malati e dei poveri, diffusione della “nuova devozione” con il suo accento sulla preghiera, la penitenza e l’imitazione di Cristo. Angela era figlia della sua epoca, che preparava pian piano le riforme inaugurate dal Concilio di Trento.

Tuttavia, nell’ambiente di contestazione della fede e di rilassamento morale, i contemporanei di Sant’ Angela la consideravano come modello esemplare di fede. Il Padre Francesco Landini ha scritto in 1566, “Fu dotata di tanta fede, che, se fosse stata persa, si sarebbe ritrovata in lei”. E Gabriele Cozzano, il segretario fedele della Madre ha testimoniato: “Chi non conosce la realtà delle virtù, delle vie della santa Chiesa, e del sul vero sentire e del suo spirito, guardi allo spirito della Madre Suor Angela e al suo comportamento e vi si conformi, e sarà vero e fedele cattolico.”
Ricordiamo la sua fede nella vita eterna, dopo la morte della sorella, fede nella missione di fondatrice a lei affidata da Dio nonostante un’attesa di 40 anni prima la realizzazione, fede nelle suoi superiori che l’ hanno mandata a Brescia, fede nel futuro, quando si ritrova quasi ceca durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme, fede che la sua Compagnia di Sant’Orsola è stata fondata da Gesù Cristo e durerà fino alla fine del mondo.

Il contenuto della fede

Nei suoi scritti troviamo quasi tutti gli articoli del Credo: ricordiamo che parla alle sue figlie Orsoline che erano circa 150 alla sua morte. La maggioranza non avevano ricevuto alcuna formazione cristiana. La catechesi è stata organizzata soltanto 20 anni dopo la morte di Sant’Angela. Allora, la Madre ricorda il contenuto principale della fede: la santissima Trinità, e in primo luogo, il Dio Padre, Provvidenza e Creatore di “infinita bontà”; che “sa bene che avete bisogno di tutte queste cose (a mangiare o bere) ”, che “sa, può e vuole provvedervi, Lui, che non vuole se non il solo bene e gaudio vostro”. (Reg 10, 15-18). Abbiamo “il continuo bisogno dell’aiuto di Dio” (Reg 5,5), ma Egli ci dona “la grazia della vita spirituale”, cioè quella della fede.

Gesù Cristo è il “Figlio di Dio” (Reg Prol 7); Angela ricorda in sostanza tutti i misteri della vita del Signore, salvo quello della Natività. Evoca l’Epifania (Reg 4, 10), i “trentatré anni che Gesù Cristo visse in questo mondo per amor nostro” (Reg 5, 12), il suo digiuno prima della vita pubblica (Reg 4, 3-4), il suo amore per la volontà del Padre (Reg 8, 3), la sua umiltà, la sua obbedienza fino alla morte (Ric 1, 6), la sua Passione e Risurrezione (Reg 5, 25, 44), l’Ascensione (Reg 4, 13), la sua presenza “nell’alto dei cieli, alla destra del Padre” (Ric 5, 44), ma anche “in mezzo a noi”, (Ult Leg 5), e la sua accoglienza amorosa, quando ci condurrà “alla gloria celeste” (Reg 11, 36).

Angela ricorda la festa della Pentecoste, e la promessa di Gesù di mandare lo Spirito Santo “ai suoi eletti e ben disposti” (Reg 4 13). Lo Spirito Santo, autore dei “sette doni” (Reg 5, 13) è colui che “insegna a noi ogni verità” (Reg 8 16) e che “suscita di continuo nel cuore suoi consigli e ispirazioni” (Reg 8 14). E lui che ispira la nostra preghiera (R 6, 7) e le nostre decisioni (Leg 7,7; 9, 7), con quella dell’adattamento “secondo i tempi e le situazioni” (Ult Leg 14).

La vita sacramentale è anche per Angela oggetto di fede e d’insegnamento: il battesimo (Regi 5, 23), la Santa Messa, “perché nella santa Messa si ritrovano tutti i meriti della Passione del Signore nostro. E quanto più vi si sta con attenzione, fede e contrizione, tanto più si partecipa a quei benedetti meriti e più si riceve consolazione”. (R 5, 3-4). Angela spiega i motivi e il modo di confessarsi e chiede una comunione mensile - una frequenza inabituale - in un tempo in cui i più ferventi si comunicavano soltanto quattro volte l’anno.

La sua fede nella Chiesa in un tempo di rilassamento è esemplare. Angela è convita che le “strada e usanza” della Chiesa sono state “ordinate e confermate da tanti Santi per ispirazione della Spirito Santo” (Ric 7, 22). Chiede alle sue figlie di pregare per la Chiesa, “perché Dio non abbandoni la sua Chiesa, ma la voglia riformare come a lui piace, e come vede esser meglio per noi” (Ric 7, 24). Non si preoccupa delle discussioni teologiche del suo tempo: “Quanto alle altre opinioni che adesso sorgono e sorgeranno, lasciatele andare…” (Ric 7 32). Il più importante, dice, è di “fare vita nuova” (Ric 7 31).

Angela accenna anche ai tempi liturgici della Chiesa: l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste. Invita alla recitazione dell’Officio della Madonna. Non parla del Rosario, benché personalmente recitava la corona della Madonna con un gran Rosario che esiste ancora oggi.

Troviamo anche nell’insegnamento di Angela il tema della vita eterna, non solo con la menzione del giudizio finale, del purgatorio e dell’inferno, ma sopra tutto della gioia eterna che spesse volte è presentato come metà e incoraggiamento nel camino della vita cristiana. Così si manifesta la fede forte e dinamica proposta da Angela.

Vivere una fede forte e dinamica

Ma la principale preoccupazione di Sant’Angela non era tanto di insegnare il contenuto della fede, quanto di stimolare le persone ad avere una fede viva, ferma. “Io ho questa indubitata e ferma fede, e questa speranza nell’infinita bontà divina, che non solo supereremo facilmente tutti i pericoli e le avversità, ma li vinceremo anche con grande gloria e gaudio nostro.” (Reg Prol 25) “Abbiate speranza e ferma fede in Dio: lui vi aiuterà in ogni cosa” (Ric Prol 15).
Queste parole sottolineano per noi il motivo della fede: la bontà di Dio, bontà infinita, senza limite, e l’aiuto che riceveremo da Lui, “in ogni cosa”. Troviamo qui un eco delle parole di Gesù: “Chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Lc 11, 9-10).

Questa fede ferma si appoggia sulla Parola di Dio. Una delle prime parole che troviamo negli Scritti di Sant’Angela insiste sull’ascolto della Parola; cita la Beatitudine pronunziata dal Signore: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 28). Angela crede nella forza della Parole di Dio e spiega ciò che significa “ascoltare”, e “osservare”. “Ascoltare la Parola”, vuol dire accogliere la luce, perché Angela continua: “Beati sono coloro ai quali Dio avrà ispirato nel cuore la luce di verità” (Reg Prol 12). Ma “ascoltare” significa lasciare la luce penetrare i nostri cuori fino ad arrivare al desiderio: “Beati sono color ai quali Dio… avrà dato la voglia di desiderare la loro patria celeste”, cioè, i beni spirituali.

“Osservare” la Parola vuol dire lasciare crescere la Parola e lasciarla sviluppare in noi, come nella Vergine Maria: San Luca ricorda che “Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore” (2, 51). E Angela aggiunge: “Beati coloro che poi cercheranno di conservare dentro di sé tale voce di verità e tale buon desiderio”…”e che vorrà anche abbracciare i mezzi e le vie a ciò necessarie”. (Reg Prol 13). ). La Madre stessa lo mette in pratica, perché quando esorta a vivere le diverse virtù della vita cristiana, sempre comincia con una parola di Cristo nel Vangelo. È così quando parla della preghiera, dell’amore fraterno, dell’umiltà, dell’ubbidienza, del digiuno, del distacco dei beni materiali, etc. In primo luogo, la Parola, poi la pratica.

La nostra fede, secondo Angela, deve essere “viva”, dunque une fede che agisce: “Abbiate viva fede e speranza”.(Ult. Ric. 26). “Vi occorre…, con una viva e salda fede, ricevere de Lui ciò che dovete operare per amor suo”. (Leg. Prol. 23). Ascoltare la Parola di Dio, meditarla, metterla in pratica: ecco i mezzi che Angela propone per conservare e sviluppare una fede viva.

Angela c’invita, dunque, a vivere con una fede senza limiti, fondata sulla certezza dell’amore misericordioso di Dio, ma anche sulla nostra responsabilità: “Dovete, infatti, sapere questo e tenerlo per certo, che Lui non mancherà mai di provvedere alle necessità …sia materiali che spirituali, purché non si manchi da parte vostra”. (Ric. 4) E ancora, “Fate, movetevi, credete, sforzatevi, sperate, gridate a lui col vostro cuore, e senza dubbio vedrete cose mirabili…” (Ric. Prol. 17).

Queste parole di Sant’Angela c’interpellano, perché, secondo Angela, la fede deve necessariamente esprimersi nelle nostre attitudini concrete. Viviamo più di 460 anni dopo la Madre, ma essa c’incoraggia a integrare concretamente nella nostra vita lo spirito di fede nel nostro sguardo, sulle persone che ci circondano, sulla natura, sugli avvenimenti.

Uno sguardo di fede

Sulle persone: perché “tutte sono creature di Dio” (Ric. 8,2). Tutte possono
“diventare le più generose e le più gradite alla sua Maestà” e “voi non sapete che cosa lui voglia fare di loro” (Ric. 8, 2-3).

Sulla natura: Angela ammira “la rena del mare, le gocce delle acque, la moltitudine delle stelle” (Reg 5, 26), ma afferma che il Signore è “benedetto sopra” questa bellezza. (Non è per caso che San Francesco d’Assisi era consacrato come padrone dell’ecologia nella Chiesa di Sant’Angela a Roma.) Angela ricorda come le strade “spinose e sassose” possono essere cambiate in strade “fiorite”, così “ogni nostro dolore e tristezza si volgeranno in gaudio e in allegrezza” (Reg Prol 27). Ricordiamo che Angela eha vissuto più di 40 anni nella campagna di Desenzano e che sa quanti sforzi sono necessari per coprire le strade “spinose e sassose” di fiori.

Sugli avvenimenti: Angela parla con il ricordo della sua esperienza umana quando assicura che “ogni nostro dolore e tristezza si volgeranno in gaudio e in allegrezza” (Reg Prol 27). “Alle volte, avranno qualche tribolazione o affanno, tuttavia passeranno presto e si volgeranno in allegrezza” (Ric 5, 29). È vero che ci sono giorni di oscurità, e giorni di sole nella nostra vita, ma soltanto quando la prova è passata, siamo in grado di affermare che è “passata presto”. Di più, Angela è lucida quando evoca “questo mondo miserabile e traditore, nel quale non vi è mai né riposo né alcuna vera soddisfazione, ma solamente vi sono o sogni vani, o aspri travagli e ogni cosa infelice e meschina”. Tuttavia, ella invita in spirito di fede “a desiderare le allegrezze e i beni celesti e bramare quelle feste allegre e nuove del cielo” (Ric 5, 3-5).
Fin’ora abbiamo parlato della fede di Sant’Angela. Ora, vediamo come a vissuto la sua speranza in Dio.

Una Donna di Speranza

Angela aveva nella sua vita, come noi, tanti motivi di dolore e disperazione:
-  tre lutti successivi – la sorella, il padre, la madre – che la lasciano orfana.
-  Adattamento forzato in situazione diversi: vita semplice e benestante, campagna e città, tempo di pace e tempo di guerra, vivere nella sua casa o sempre vivere con gli altri, come ospite.
-  Mancanza di sicurezza per l’avvenire: né sposarsi né farsi monaca; allora, che cosa fare? Come vivere?
-  Cambiamenti totali di civilizzazione: crisi sociali, politiche, economiche e religiose, come ai nostri giorni. Alla fine della sua vita, una persona non riconosce più l’ambiente della sua infanzia.
-  Affrontare situazioni inaspettate: Come parlare con un Principe, Francesco Sforza, quando Angela viene della campagna, senza educazione formale? Come spiegare la Sacra Scrittura ai teologi e predicatori senza studi universitari? Come fondare e organizzare una nuova Compagnia religiosa, senza esperienza preliminare?
Tuttavia, nella vita di Angela, non è mai mancata la speranza in Dio. Diceva di sé che era “una serva insufficientissima ed inutilissima”, un semplice “strumento” (Leg Prol 6-7) nelle mani di Dio, ma era pienamente cosciente che Dio l’aveva scelta “per una tale e tanta sua opera”, “anche dato e concesso, secondo la sua solita bontà, tale grazia e tal dono…” (Leg Prol 6-8). Questa speranza si manifesta, per esempio, quando a Venezia, al ritorno del pellegrinaggio nella Terra Santa, gli è proposto di assumere una responsabilità d’animazione nelle opere pie della Città – si tratta di una promozione sociale e professionale sicura, che Angela rifiuta per una missione ancora incerta, ma che sente come voluta da Dio. Ancora di più, a Roma, quando il Papa stesso, Clemente VII, ha fatto il medesimo invito di rimanere a Roma “per i benefici dei luoghi pii della Città”, Angela si è scusata di non poter farlo, spiegando che il Signore l’aspettava a Brescia per un altro compito. Ma questo compito era ancora un semplice oggetto di speranza. Mancavano ancora dieci anni per realizzarlo. Il Papa non si è irritato del rifiuto di Angela, ma ha sentito in lei l’azione di Dio e l’ha lasciata partire con la sua benedizione!

Abbiamo imparato che dobbiamo sperare da Dio tutte le grazie delle quale abbiamo bisogno per vivere sulla terra e arrivare al cielo. Che cosa dice Angela sulla speranza? Quell’è il suo insegnamento?

Speranza che Dio può e vuole aiutarci:

-  Dio ci dà la grazia necessaria: “In questi tempi pericolosi e pestiferi (come i nostri), non troverete altro ricorso che rifugiarvi ai piedi di Gesù Cristo, perché se è lui che vi governerà e vi insegnerà, sarete istruite… sarete illuminate”. (Ric 7, 27-29).
“Dio ha predisposto ab aeterno così: che color che sono concordi nel bene per suo onore, abbiano ogni prosperità, e ciò che fanno vada a buon fine, avendo essi in loro favore Dio stesso e ogni sua creatura.” (Ult Ric 9). Notiamo che Angela non ha parlato di prosperità materiale, né di successo visibile, ma del “favore di Dio” che speriamo ottenere con il bene che facciamo.

- Dio ha cura di noi: “Tengono per certissimo questo: che mai saranno abbandonate nelle loro necessità. Dio provvederà loro mirabilmente” (Ric 5 31). “Abbiate speranza e ferma fede in Dio: lui vi aiuterà in ogni cosa” (Ric Prol 15).
- Dio cambierà le nostre afflizioni in gioia, quaggiù sulla terra e nell’eternità. “E darete loro questa buona notizia che io annuncio loro da parte di Gesù Cristo e della Madonna: quanto hanno da rallegrarsi e far festa perché in cielo a tutte, una per una, è preparata una nuova corona di gloria e d’allegrezza, purché stiano ferme e salde nel loro proposito”. (Ric 5, 24-26).

Speranza apostolica

-  Essere seminatori di speranza negli altri: È commovente il suggerimento materno di Sant’Angela; abbiamo tante possibilità di seguirlo oggi: “Se vedrete una pusillanime e timida, e inclinata alla disperazione, confortatela, fatele animo, promettetele del bene della misericordia di Dio, allargatele il cuore con ogni consolazione” (Ric 2, 8). Notiamo qui che Angela non parla esclusivamente della consolazione spirituale. Dice, infatti “ogni consolazione”, che può essere un sorriso, un incoraggiamento, una fiore o un dolce che fa sorridere una persona triste.

-  Sperare nella possibilità di cambiamento degli altri: “Come potete sapere voi se quelle che vi sembrano più da poco e di minor conto non siano per diventare le più generose e le più gradite alla sua Maestà?… Voi non sapete che cosa Lui voglia fare di loro…Lui, che (come dice la Scrittura) dalle pietre può cavare dei figlioli celesti” (Ric 8, 2-6). Angela dimostra come, con la pazienza, con la dolce persuasione – talvolta con avvertenze più severe quando sono necessarie – dobbiamo sperare nel miglioramento dei nostri cari.

Speranza che i nostri sforzi un giorno porteranno frutti: “Infatti, tutte le vostre opere e le vostre azioni… se saranno così radicate in questa duplice carità (amore di Dio e degli altri), non potranno che produrre buoni e salutari frutti” (Leg 1, 4). “Lasciate fare a Dio, il quale farà cose mirabili a suo tempo e quando gli piacerà” (Ric 8,9).

xxx

Siamo arrivati alla fine del nostro scambio sulla fede e la speranza vissute da Sant’Angela, fede e speranza capaci di toccare anche i nostri cuori oggi. Angela ha fatto delle promesse stupende, dicendo, “Io sempre sarò in mezzo a voi, aiutando le vostre preghiere” (Ult Ric 20). E ancora, “Adesso più le vedo e le conosco, e più le posso e le voglio aiutare, e sono continuamente fra loro… purché credano e non si perdano d’animo e di speranza. Mettano lassù le loro speranze, e non sulla terra. Così voi abbondate nelle promesse, che non mancheranno i fatti, specialmente a quelle che vedrete sconsolate, dubbiose e timide”. (Ric 5, 36-42).

Sono convinta che queste parole sono anche indirizzate a noi. Sicuramente Angela si trova in mezzo a noi e vuole aiutarci tutti, ma specialmente quando ci sentiamo talvolta “sconsolati e dubbiosi”. Allora Angela dice a ciascuno di noi, “Lasciate fare a Dio, il quale farà cose mirabili quando gli piacerà”!

Donna di fede et di speranza


Marie Seynaeve, osu

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